(Adnkronos) - I rottami, posti sul mercato da parte di operatori industriali che intendono disfarsi dei propri scarti vendendoli in larga parte "in nero", rappresentano una merce appetibile per chi, attraverso la raccolta di questi residui, reperisce metalli da poter rivendere come materia prima rigenerata. Chi commercializza i rottami, tuttavia, deve farsi carico di trovare un sistema per poter giustificare, almeno sul piano formale, l'origine di questi beni acquistati in nero. Da questa esigenza trae origine la frode scoperta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Vicenza. Decine di imprese, spesso ditte individuali, riconducibili per lo piu' a stranieri di etnia slava senza alcun trascorso imprenditoriale, prive di mezzi propri e senza possibilita' alcuna di avviare un cosi' fiorente commercio, venivano costituite per "stampare" le fatture che, su un piano esclusivamente documentale, avrebbero dovuto giustificare la provenienza dei rottami oggetto di compravendita, anche con importi dichiarati superiori a quelli effettivamente versati in nero ai reali cedenti. Per rendere piu' "credibile", e al contempo piu' complesso da ricostruire, il percorso documentale delle merci, poi, i rottami venivano dirottati dalle "cartiere" verso altre strutture "filtro" e, attraverso documenti di trasporto prodotti a fronte di viaggi mai realizzati, i metalli risultano viaggiare, anche piu' volte, tra il Veneto e la Lombardia, per essere, talvolta, destinati a pochi chilometri dal luogo di partenza risultante dalla documentazione. (segue)



