(Adnkronos) - "C'e' differenza tra pericolo e rischio: quest'ultimo e' legato alla popolazione esposta e l'area che sara' soggetta alla perforazione presenta un rischio enorme", dichiara all'ADNKRONOS il professor Benedetto De Vivo, docente di Geochimica ambientale alla Federico II di Napoli. "Queste operazioni non si fanno nelle citta' - aggiunge - non c'e' nessun rapporto costo-beneficio che giustifichi il vantaggio presunto dell'operazione, quale esso sia. Bisogna smetterla con il mito della scienza e dell'infallibilita' della tecnologia, la natura non siede ai nostri tavoli scientifici e non risponde dei nostri calcoli del rischio". La ricerca, sottolinea, apparirebbe inutile in quanto "dei Campi Flegrei si sa gia' tutto grazie alle perforazioni effettuate dall'Agip negli anni '70 e '80, e sappiamo che non si puo' ottenere energia a causa della composizione dei fluidi ad alta salinita'". Il Dipartimento di Scienze della terra della Federico II, aggiunge, "ha chiesto notizie specifiche al sindaco sul progetto, ma senza ricevere alcuna risposta. In assenza di un piano di evacuazione qualcuno deve assumersi la responsabilita' di rispondere delle conseguenze, anche se la probabilita' e' bassissima". Il dibattito ha coinvolto anche gli ambienti interni del'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia: Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell'Osservatorio vesuviano, ha posto l'attenzione sulla mancanza di un piano di emergenza, che preveda oltre al rischio sismico anche quello vulcanico e industriale, parlando di "azzardo" nella perforazione di un'area della quale "abbiamo molte informazioni" ottenute attraverso le trivellazioni dell'Agip. (segue)



