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Festival di Roma, Gassman presenta 'Razzabastarda'.

Il film scritto con Vittorio Moroni
domenica 18 novembre 2012
Festival di Roma, Gassman presenta 'Razzabastarda'.

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Roma, 17 nov. (Adnkronos/Cinematografo.it) - "Il viaggio di 'Razzabastarda' nasce nel 1984 off Broadway. Robert De Niro legge 'Cuba and his Teddy Bear' del cubano Reinaldo Povod e lo mette in scena per 6 settimane, con grandissimo successo. Mi sono chiesto perché un genio come lui l'avesse scelto, l'ho letto e l'ho portato a teatro, trasformando i cubani del Bronx anni '80 nei romeni di oggi, anche perché quel Bronx assomiglia molto alle nostre periferie attuali". Il successivo passaggio è il cinema. 'Razzabastarda', scritto con Vittorio Moroni, diretto e interpretato da Alessandro Gassman e in cartellone alle Prospettive Italia del festival di Roma. Dopo 300 repliche e 280mila spettatori a teatro, Gassman ne ha fatto la sua opera prima, portando sul grande schermo i colleghi di palcoscenico, le maestranze conosciute in 30 anni di carriera e la storia di Roman (lui stesso), romeno in Italia da 30 anni, e il suo sogno, garantire un'esistenza migliore al figlio Nicu (Giovanni Anzaldo), che ha cresciuto senza madre. Nel cast anche Manrico Gammarota, Sergio Meogrossi, Matteo Taranto, Madalina Ghenea e Michele Placido. "La storia mi aveva molto commosso, il plot centrale è anche qui sul rapporto padre-figlio, ma volevamo entrate in mondi non esplorati a teatro, parlare degli emarginati della nostra società e ho avuto libertà totale di agire seguendo la mia immaginazione - ha dichiarato Alessandro Gassman- Vedere il film finito e scoprirlo molto simile a come l'avevo immaginato, è il godimento più grande della mia trentennale carriera. E credo mio padre avrebbe amato questo film senza tanti orpelli, è una storia credibile ma non totalmente realistica". Musiche di Pivio e Aldo De Scalzi, una canzone originale di Francesco Renga, Razzabastarda è in bianco & nero, perché "immagino quel mondo senza colori e non elegante", ha aggiunto Gassman. Qualcuno tira in ballo Pasolini, ma il neoregista ha spiegato ancora: "Non ci avevo pensato, nel caso è un onore. Io mi sono ispirato a 'L'odio' di Mathieu Kassovitz, che ho visto e rivisto, e al 'Larry Clark' di Kids e Ken Park".