“L’Europa non sta investendo abbastanza sia per sostenere gli investimenti pubblici che per quelli privati. Il governo ha fatto alcuni interventi per attrarre investimenti nel nostro Paese. Certezza delle regole e stabilità sono i primi due fattori importanti che valgono sia per i risparmiatori che per i grandi capitali e gli investitori istituzionali. L’Italia ha registrato questo incremento grazie anche a strumenti come lo sportello unico incentivi. Ma serve avere una strategia in termini energetici perché non si può sempre correre ai ripari quando c’è un’emergenza. Spesso si chiedono investimenti immediati e a breve termine che non danno la stabilità dei piani a medio e lungo termine che devono essere coordinati con l’UE. Ci dovrebbe essere una collaborazione tra Paesi membri e non una competizione. Dobbiamo cambiare il paradigma delle direttive europee che dovrebbero tendere verso la semplificazione. Poi bisogna arrivare verso il mercato unico dei capitali per avere una massa importante. L’Europa nasce come aggregazione per acquistare energia, poi diventa un mercato comune e poi l’unione monetaria. Servono nuove sinergie affinché possiamo costituire massa critica”. Lo ha dichiarato Fabrizio Sala, deputato di Forza Italia in Commissione Finanze della Camera, nel corso del Cnpr forum “Europa e Italia: competitività, investimenti e futuro”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.
Non bisogna guardare lontano secondo Filiberto Zaratti (AVS) segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera: “Se noi guardiamo ciò che accade in Spagna ci accorgiamo che lì si registra il costo dell’energia più basso d’Europa perché negli ultimi anni la Spagna ha puntato in maniera decisa sulle fonti rinnovabili, sul fotovoltaico e sull’eolico, ed è in grado di assicurare a famiglie e imprese costi competitivi. Questa è anche la ragione della crescita del pil spagnolo. In Italia dobbiamo seguire questa strada. Da noi il tempo medio per avere le autorizzazioni per realizzare un campo fotovoltaico o eolico è di circa cinque anni mentre per un rigassificatore, come ad esempio quello di Piombino, sono necessari non più di sei mesi. Dobbiamo invertire questo rapporto, produrre energia pulita senza andare a comprare fossili sui mercati internazionali. Non siamo ricchi di petrolio, gas, uranio e carbone ma di sole e di vento. Ma non si possono fare grandi speculazioni con il sole e con il vento che sono gratuiti. L’Europa rappresenta ancora il più grande mercato del mondo ma serve una politica economica unitaria che punti fortemente sulla valorizzazione del mercato interno perché quello internazionale, tra dazi e guerre, è diventato complesso. Servono soprattutto salari più consistenti in particolare in Italia dove si registrano i salari più bassi d’Europa”.
Per Paola Mancini, senatrice di Fratelli d’talia in Commissione Affari sociali e lavoro a Palazzo Madama: “Energia, sostenibilità e ambiente sono temi intrecciati, tra i più dibattuti in quanto toccano la quotidianità di tutti i cittadini. Accade però che nelle decisioni finisce per prevalere uno stato di resistenza al cambiamento. Resta però un dato: lo stare fermi è solo apparente perché questo atteggiamento ci condanna all’arretramento. Se parliamo di fattori energetici oggi paghiamo il conto salatissimo del no al referendum per l’energia nucleare. Non solo in termini economici, visto che compriamo l’energia prodotta da centrali che stanno a poca distanza dai nostri confini, ma soprattutto in termini di continua dipendenza dai paese terzi. E questo diventa un problema enorme per la competitività delle nostre imprese e per le famiglie. Bisogna invertire la rotta con una visione saldamente proiettata al futuro, che non vuol dire allentare le forme di tutela dell’ambiente ma trovare un giusto equilibrio considerando anche i progressi della scienza e delle tecnologie ed i cambiamenti geopolitici in atto, portatori di incertezza e densi di rischi. Bisogna procedere e investire sul nucleare pulito, sostenere in maniera efficace a livello europeo il discorso delle rinnovabili e individuare forme realmente efficienti di risparmio energetico”.
Il ruolo centrale dell’Europa è stato sottolineato da Riccardo Magi, parlamentare di +Europanella Commissione Affari costituzionali a Montecitorio: “Il documento di Mario Draghi dovrebbe essere preso come una bussola per il rilancio della competitività del sistema europeo. Il tema dell’energia è centrale. Bisogna riformare la definizione dei prezzi affinché non sia quello del gas a condizionare tutto il resto. Investire sui grandi impianti da energie rinnovabili, come accaduto in Spagna, non chiudere le porte al nucleare e trovare il modo di aumentare le capacità di stoccaggio dell’energia da fonti rinnovabili che hanno un problema di non continuità. Misure che farebbero bene all’economia e alle tasche delle famiglie oltre che alle imprese. Ci sono poi semplificazione che riguardano i diversi livelli burocratici nel nostro continente. Non dobbiamo però avere la tentazione di disfarci dell’intero sistema di regolazione europeo, che in molti casi, ad esempio quelli dei servizi digitali e dell’intelligenza artificiale, ci tutela rispetto al predominio delle big tech americane che in qualche modo rischiano anche di penetrare nelle democrazie cercando di sovvertirle”.
Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Elisabetta Polentini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Roma: “L’integrazione europea non significa rinunciare alle identità nazionali, ma valorizzarle all’interno di un progetto comune basato sulla cooperazione tra Stati, soprattutto per affrontare sfide globali come immigrazione, sicurezza e stabilità politica. I nazionalismi odierni, diversi da quelli del passato, nascono spesso da crisi economiche e sociali, e vanno monitorati e prevenuti attraverso politiche e formazione culturale. Rafforzare l’Europa significa promuovere pace, diritti e stabilità, anche economica, in un contesto globale complesso in cui l’unità rappresenta un valore imprescindibile”.
Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili: “Commentare il Rapporto Draghi sulla competitività europea è non solo opportuno, ma necessario. Il documento, presentato nel settembre 2024, deve rappresentare un punto di riferimento per le future politiche economiche dell’Unione europea, grazie a un’impostazione innovativa e orientata alla crescita. Tra i temi centrali emerge quello dell’energia: oggi le imprese europee sostengono costi anche doppi o tripli rispetto a quelle statunitensi, con evidenti ripercussioni sulla competitività. Per questo sono indispensabili scelte strategiche a livello europeo. Il Rapporto evidenzia, in particolare, la necessità di disaccoppiare i prezzi dell’energia e di investire in modo significativo nelle infrastrutture e nelle reti, al fine di aumentare la produzione da fonti rinnovabili e garantire maggiore sostenibilità ed efficienza al sistema”.
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