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Cospito, la morte come minaccia allo Stato: l'analisi di Andrea Pasini

 Alfredo Cospito

Alfredo Cospito
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A 15 giorni dal ricovero nel reparto di massima sicurezza del San Paolo di Milano, Alfredo Cospito detta le sue condizioni. Ebbene sì, l’anarchico che da oltre 100 giorni sta facendo lo sciopero della fame e rifiuta qualsiasi cura, ha chiesto di essere rilasciato ai domiciliari, nell’abitazione della sorella a Pescara. Il differimento della pena per motivi di salute è però stato rifiutato dalla procura generale di Milano, che tramite Francesca Nanni dichiara: «Abbiamo dato parere negativo al differimento della pena per motivi di salute per un motivo semplicissimo, senza stare a discutere della pericolosità del condannato o della gravità delle sue condizioni di salute o della legittimità del 41 bis. La giurisprudenza di Cassazione dice che non si può concedere la sospensione se la patologia è autodeterminata, come è sicuramente in questo caso. Altrimenti si incentiverebbero le richieste, troveremmo gente che si taglia per lasciare il carcere».

Ma non finisce qui. Nel nuovo capito della sua battaglia contro il 41bis, Cospito si è offerto di riprendere a mangiare se al suo posto verranno tolti dal «carcere duro» altri detenuti, «persone anziane e malate che vogliono tornare a riabbracciare la propria moglie dopo 30 anni». Mi chiedo cosa diranno ora tutti quei benpensanti che hanno veementemente escluso qualsiasi collegamento tra l’anarchico e la mafia. 

Quello che Cospito sta cercando di fare, ormai da troppo tempo, è indebolire il nostro sistema giudiziario attraverso minacce e violenza. Non è un caso, che proprio in questi giorni, siano apparsi a Ravenna alcune scritte shock. Proprio nel giorno in cui la Cassazione avrebbe dovuto decidere sulla richiesta di revoca avanzata dai legali di Cospito, sui muri e volantini è apparsa la frase: «Si Alfredo muere todos los jueces son un objetiv» (Se Alfredo muore tutti i giudici saranno un bersaglio».

Minacce inaccettabili. Una vergogna! Io sto dalla parte di tutti i Pubblici Ministeri, dei Giudici e di tutti quei servitori dello stato che con grande spirito di abnegazione, passione, onestà e tanti sacrifici tutti i giorni sono impegnati mettendo anche a rischio la priorità vita per difendere il valore della legalità e per permetterci di poter vivere da uomini liberi. Dopo tutti questi mesi, mi sento di dire con estrema sincerità che non è più tollerabile accettare queste continue richieste e vere e proprie minacce da parte di questi anarchici violenti. Se cospito ha deciso di togliersi la vita, è giusto che lo Stato faccia di tutto per salvarlo - come accaduto qualche giorno fa dopo un attacco cardiaco - ma, ribadisco, non si può accettare che lui usi la sua salute come un’arma per minacciare lo Stato. 

Le sue richieste non possono e non devono essere nemmeno prese in considerazione. Lui deve scontare la sua pena detentiva in regime carcerario senza se e senza ma e che i suoi adepti se ne facciamo una ragione una volta per tutte. Lo Stato e le istituzioni tutte non si faranno di certo intimorire da questa massa di  delinquenti, anarchici e violenti. La strategia della violenza, del ricatto e della paura non vincerà e non piegherà lo Stato. Fatevene una ragione!
 

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