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Antonio Di Pietro-choc: "Suicidio Gardini, ho spostato io la pistola"

lunedì 19 gennaio 2026

2' di lettura

La mattina del 23 luglio del 1993 è una data drammatica per l'Italia: è il giorno in cui Raul Gardini si è tolto la vita, il momento più tragico nell'epopea noir di Tangentopoli, della finanza e dell'industria italiana non solo degli anni Novanta. Un grande, controverso protagonista della vita pubblica che con un gesto estremo da una parte spezzò l'inchiesta sulle mazzette e dall'altra, secondo molti, contribuì a raffreddare gli entusiasmi popolari intorno al team di Mani Pulite e sui metodi spicci utilizzati dagli inquirenti per far confessare gli inquisiti.

La morte di Gardini è stata accompagnata per oltre 30 anni dal sospetto che non si fosse trattato di un suicidio ma di una messinscena, visto che la pistola usata dall'imprenditore e manager ravennate non era stata ritrovata vicino al corpo. Ora, intervistato da Aldo Cazzullo per la prossima puntata di Una giornata particolare su La7, è proprio Antonio Di Pietro, il pm che avrebbe dovuto interrogarlo poche ore dopo, a sciogliere il mistero con una confessione clamorosa.

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Gardini, come ricorda il Corriere della Sera pubblicando in anteprima alcuni stralci dell'intervista, in 10 anni aveva creato l'impero Ferruzzi-Montedison diventato un colosso mondiale. Poi era arrivata l'inchiesta di Tangentopoli a mandarlo in rovina. Quella mattina lo trovarono steso sul letto della sua casa milanese a Palazzo Belgioioso, in pieno centro a Milano. Si era sparato alla tempia con una Walther Ppk calibro 7.65, ritrovata però dalla Scientifica sul secrétaire della camera da letto. Com'è possibile che non fosse rimasta a terra, vicino al cadavere?

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"L’ho spostata io stesso quando sono arrivato e abbiamo preso atto che si era...", spiega Di Pietro a Cazzullo nella puntata intitolata Lo scandalo infinito, dalla Banca Romana a Tangentopoli che andrà in onda mercoledì alle 21.15 su La7.

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"L’avevano già spostata, io l’ho presa con il fazzoletto", precisa ancora il magistrato. Il maggiordomo di Palazzo Belgioioso, Franco Brunetti, che era entrato per primo nella stanza, aveva dichiarato di aver trovato Gardini con la pistola nella mano destra e di non averla toccata. Di Pietro è stato tra i primi ad accorrere sul luogo, perché come detto poche ore dopo avrebbe dovuto "torchiare" nuovamente Gardini. "Doveva dirci a chi aveva dato le tangenti provenienti dalla famosa provvista di 150 miliardi. Mi doveva dire quel che mancava per chiudere il cerchio, ci avrebbe permesso di accertare cose che non abbiamo mai più accertato", come i 75 miliardi che ancora mancano all'appello. In cambio della piena confessione, Di Pietro gli avrebbe evitato il carcere. Tuttavia Gardini non e sembrava convinto. "Credo - conclude Di Pietro - che questo lo abbia determinato, visto il carattere corsaro, a suicidarsi".

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