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Referendum giustizia, la bufala spacciata da Barbero: sinistra allo sbando

di Annalisa Terranovamartedì 20 gennaio 2026
Referendum giustizia, la bufala spacciata da Barbero: sinistra allo sbando

3' di lettura

Nell’ormai lontano 1982 lo storico Jacques Le Goff nella sua Intervista sulla storia edita da Laterza sosteneva che «la storia non potrà conservare una qualche funzione nella scienza se gli storici non sapranno mettersi al passo con i nuovi mezzi di comunicazione di massa». Ciò è avvenuto e avviene trasformando lo storico in divulgatore erudito e, da ultimo, in influencer (avviene anche il contrario: influencer che si credono storici, ma questo è un altro discorso). Se però lo storico di chiara fama comincia ad affezionarsi troppo al “racconto” apprezzato dal grande pubblico e sconfina nella politica il rischio è quello di confondere il mestiere con la propaganda.

Pensiamo a un Federico Chabod che nelle sue Lezioni di metodo storico disquisisce sulla natura delle fonti, sulla loro classificazione e sul dibattito storiografico a proposito delle tracce del passato. Siamo in una dimensione tutta accademica. Se invece ti metti a raccontare in tv l’erotismo nel Medioevo avrai sicuramente un’audience più vasta. E qui sorge spontanea la domanda: lo storico deve andare incontro ai gusti del pubblico o viceversa il pubblico deve subire il fascino di un’erudizione dispensata con un linguaggio piano e da tutti comprensibile? Lasciamo la risposta in sospeso per concentrarci sugli storici che prima diventano tuttologi e poi volentieri fanno prediche politiche. Prendiamo Alessandro Barbero e la sua ultima sparata e cioè il video in cui spiega perché voterà No al referendum sulla giustizia: lo storico rifila al suo pubblico la bufala dei magistrati che dovranno obbedire al potere esecutivo come nei regimi autoritari. Quanto andranno a controllare la veridicità dell’affermazione? Barbero cita il fatto che l’Alta Corte disciplinare prevede magistrati estratti a sorte e membri laici nominati dal governo. Falso: i giuristi non magistrati sono tre di nomina del presidente della Repubblica e tre estratti anch’essi a sorte da un elenco votato dal Parlamento. E anche sui due Csm Barbero ripete la stessa tiritera: i magistrati vengono estratti a sorte e i membri laici vengono scelti dalla politica. Falso: vengono anch’essi estratti a sorte da un elenco predisposto dal Parlamento in seduta comune.

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Quisquilie, si dirà, perché lo stesso Barbero riconosce che ormai sulla giustizia è in corso una lotta politica e lui essendo di sinistra si schiera col No. Si schiera perché è di sinistra. Questa è la vera ragione, confessata dallo stesso Barbero: «Sono di sinistra, si sa dove sono. Ho deciso che forse poteva aver senso spiegare pubblicamente le ragioni per cui voterò no». Ma quanto toglie quest’ansia di schierarsi alla credibilità di uno storico? E quanto al suo prestigio il presentarsi con un video propagandistico al proprio pubblico come se fosse un esponente di partito? E non è neanche la prima volta. Ebbe a dire infatti che il Parlamento europeo non serviva a molto perché non può sfiduciare la Commissione (invece può presentare una mozione di censura che di fatto equivale a una sfiducia) e si adoperò per minimizzare il ricordo dei martiri delle foibe equiparando il dovere della memoria a una strumentalizzazione politica.

Del resto Barbero, rockstar della storia in pillole per le masse, non si è tirato indietro quando in un podcast Alessandro Di Battista gli ha chiesto se era pentito di essere stato comunista. Ma quando mai. Nella sua risposta Barbero si è superato: «Se poi essere comunista – continua Barbero – vuol dire che comunque quel progetto, con tutti i suoi sbagli e con tutti i suoi crimini, fa vibrare dentro un’emozione positiva mentre il progetto fascista o nazista e anche il capitalismo totale e trionfante ti suscitano ripugnanza, ecco in quel senso so di stare da quella parte. Appartengo a quel mondo e a quella cultura. A me non succederà mai che una falce e martello o una stella rossa possano sembrare dei simboli del male».

Più militante che storico dunque il professor Barbero abbandona il suo prediletto terreno di studio (l’età medievale) per sconfinare nella politica. Non indietreggiando dinanzi al giochino dell’etichettare politicamente Dante (e sì, il divertissement del Dante di destra odi sinistra lo ha iniziato proprio lui, non Sangiuliano...) meritandosi il rabbuffo di Buttafuoco: «In quella sorta di canasta tra amiche che è la trasmissione di Massimo Gramellini – disse Buttafuoco – ho sentito Alessandro Barbero dire che Dante oggi sarebbe iscritto al Partito radicale, strozzando l’aquila dell’Impero evidentemente, per non dire del Veltro ghibellino. Costretto allo sciopero della fame».

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