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Roberto Saviano sul referendum giustizia: "Per la gioia dei mafiosi"

di Alessandro Gonzatosabato 31 gennaio 2026
Roberto Saviano sul referendum giustizia: "Per la gioia dei mafiosi"

3' di lettura

Martedì 24 marzo, anno del Signore 2026 PRF, Post Riforma della Giustizia. Al referendum – si è votato ieri e l'altro ieri – ha vinto il “sì”. Come predetto su Repubblica il 30 gennaio da Roberto Saviano, il profeta di Spaccanapoli e non solo, «le organizzazioni mafiose prosperano». Hanno iniziato subito. Don Vito Corleone ha già rilevato una catena di ristoranti – ha fatto un'offerta che non si poteva rifiutare –, l'ha chiamata “Alla Riforma”, pasta alla separazione delle carriere e sarde a beccafico, ma non c'entra il governatore campano. Tony Montana spadroneggia nei night club: «In questo Paese devi prima fare i soldi, poi quando hai i soldi hai il potere.

Poi quando hai il potere hai le donne». Ieri sera, su di giri dopo che alla “Maratona Mentana” avevano detto che il “no” ormai era spacciato – non c'è stato l'effetto Marisa Laurito, oppure sì – Montana ha attaccato briga con un cliente: «Ordine? Tu dai a me un ordine? Amigo, l'unica cosa a questo mondo che conta davvero sono le palle. Tu ce l'hai le palle? Eh?». Al Capone ha preso la residenza tra Angri e Castellamare di Stabia, terra dei genitori, e si è messo in politica. I cartelloni col suo slogan elettorale adornano mezza Italia: «Puoi ottenere molto con un sorriso, ma puoi ottenere molto di più con un sorriso e una pistola». Bang bang, come l'Ice (“la milizia” del ciuffone), come ora potrebbe accadere in ogni istante nelle nostre città, o almeno avevamo capito così dal messaggio su Facebook del magistrato Rocco Maruotti, segretario generale dell'Anm e sostituto procuratore a Rieti.

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A corredo della foto dell'uccisione di Alex Pretti, avvenuta a Minneapolis, aveva scritto: «Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella “democrazia” al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio». Sennonché il Maruotti, che poi ha cancellato il messaggio, ha chiarito che era stato male interpretato e noi ci eravamo fidati. Ma è dall'alba che le squadracce nere menano il manganello e somministrano olio di ricino: d'altronde lo storico Alessandro Barbero, in un video-social, ci aveva avvertito che ci sarebbe stata una riedizione del Ventennio. Corsi e ricorsi storici. La diffusione del video era stata ingiustamente limitata dopo che gli scopritori di bufale avevano costretto i controllori di Facebook a sentenziare: «Informazione falsa. Esaminata dai fact checker di terze parti. Attraverso il video si potrebbe pensare che una vittoria del “sì” comporterebbe un aumento del potere del governo sulla magistratura, fino a evocare scenari autoritari e un ritorno al modello fascista. Contiene informazioni che risultano fuorvianti».

“Son finiti i giorni lieti/ degli studi e degli amori/ o compagni, in alto i cuori/ e il passato salutiam... Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza!/ Della vita nell'asprezza, il tuo canto squilla e va”! Il procuratore Nicola Gratteri aveva tuonato: «Il sorteggio sarà truccato». Quale sorteggio? Quello dei due Consigli superiori della magistratura. Tempi bui, come quando venivano truccati i sorteggi delle partite, con le palline calde e quelle fredde. Solo che quelle insinuazioni non sono mai state dimostrate – c'è chi dice che fossero più credibili i vaticini del mitologico mago Mário Pacheco do Nascimento, il braccio sinistro di Wanna Marchi – mentre ora i giudici del Csm sono pilotati dalla sala Var (non Tar) di Palazzo Chigi.

E avete visto a non fidarvi del Landini, non il trattore ma il segretario della Cgil? «Sono in gioco la democrazia e la Costituzione», era stato chiaro. Nottempo, dopo la vittoria del “sì”, l'articolo 1 della carta è stato modificato: «L'Italia è una dittatura fondata sul lavoro a 5 euro all'ora, contratto sottoscritto dalla Cgil per i vigilantes». La legge, adesso, non è più uguale per tutti. Giuseppe Conte, il Churchill di VolturaraAppula, era stato perentorio rivolgendosi a Giorgia Meloni: «Volete il potere sottomesso al potere!». I giudici alle dipendenze del governo.

Anche quelli di “Ballando con le Stelle”, che infatti ora indossano il fez e apprezzano solo il passo dell'oca. «Sarà il ritorno alla casta dei politici, gli intoccabili», aveva aggiunto il presidente dei 5Stelle. Gli intoccabili, Gli intoccabili, di nuovo Al Capone. Che si è messo in politica e rimesso in una vecchia attività: «Quando vendo alcol lo chiamano contrabbando, quando i miei clienti lo servono a Lakeshore Drive la chiamano ospitalità». Ora, col trionfo “delle destre”, si può contrabbandare alla luce del sole. Cin cin, amici malavitosi!

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