Come tutti sapete, il codice deontologico/disciplinare dell’Ordine dei medici prevede questa disposizione: «Nessun medico può essere sottoposto a provvedimento disciplinare per aver sbagliato una diagnosi o commesso errori nell’applicare terapie» ed in molti casi, l’avvio di procedimenti disciplinari iniziati a carico di medici, per presunti colpevoli e non scusabili errori, è stato interrotto sul nascere con la formula: «Non luogo a procedere perché riguarda l'esercizio della medicina» (!). Credo che molti, tra i miei 25 lettori, scorse le poche righe che precedono, siano sobbalzati sulla sedia. Ma che stupidaggine! Ma cosa sta raccontando! Ma quando mai! Sta farneticando! E soprattutto l’avranno fatto proprio i medici, che non solo sanno bene che rispondono dei propri errori in sede disciplinare, ma spesso sono anche chiamati davanti al giudice penale, se, nelle loro scelte professionali o anche solo nelle loro condotte, si possa ravvisare una qualche ipotesi di reato e spesso devono difendersi da ingentissime richieste di risarcimenti in sede di giustizia civile, tanto, che, a volte, davanti a casi incerti e rischiosi, sono tentati di rinunciare al “Giuramento d’Ippocrate”, per non incorrere in guai, facendo il meno possibile e correndo il minimo dei rischi! Ebbene, quello che segue, non è una farneticazione dello scrivente, ma la citazione testuale del comma 2 dell’articolo 2 del Decreto Legislativo n. 109 del 23 febbraio 2006, concernente la “Disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati”, che così recita: «... L’attività d’interpretazione di norme e quella di valutazione del fatto e delle prove NON DANNO LUOGO A RESPONSABILITÀ DISCIPLINARE».
Quella espressione di Enzo Tortora, al culmine del suo martirio giudiziario, da scolpire nella pietra: «Ci sono tre categorie di persone che non rispondono dei propri errori: i bambini, i pazzi e i magistrati», non solo non può essere considerata un paradosso, ma è scritta in una legge della Repubblica! La Repubblica Italiana ha 80 anni di storia, La Chiesa Cattolica oltre 2mila, ma non ha osato tanto! il Concilio Ecumenico Vaticano I dichiarò “Dogma di Fede” l’infallibilità del Papa, Successor Petri e «Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo in terra», peraltro, eletto dallo Spirito Santo! Una sola augusta persona! Non, teoricamente, i 10.151 i magistrati in pianta organica (certo degne persone), che posseggono il solo, anche se innegabile merito, d'aver superato un difficilissimo e molto selettivo concorso pubblico.
Chi ha scritto quel Decreto Legislativo, faccio osservare, proposto ed approvato mentre erano ministro della Giustizia, Castelli e presidente del Consiglio, Berlusconi, certamente personaggi, quanto meno non pregiudizialmente favorevoli verso la Corporazione delle Toghe, è stato davvero un genio! Con ogni probabilità un magistrato o più di uno, “distaccato”, trai tanti che lo sono, all’Ufficio Legislativo del ministero della Giustizia. Con quel solo comma, è riuscito a cancellare tutto il resto del corposo impianto normativo e sanzionatorio che, al contrario, prevede una casistica complessa e come dicono i giuristi ed i sindacalisti: «Molto articolata», d’illeciti di varia natura e gravità, prevedendo una graduata e precisissima serie di sanzioni... ma poiché, ogni incolpazione, direttamente o indirettamente, risulta connessa con la funzione dello Stato che svolgono i magistrati, cioè, la “giurisdizione”: “interpretano norme” e “valutano fatti e prove” (cft. comma 2, sopra citato) nella quasi totalità dei casi, si conclude con la castica e risolutiva motivazione che archivia la pratica, «non luogo a procedere perché riguarda la giurisdizione»!
SANZIONI BLANDE
Qualche dato, riferito al 2024. (fonte: ministero della Giustizia). Sono stati incolpati 1.715 magistrati (su 10.151 in pianta organica), tra questi per 1.625 si è deciso il «non luogo a procedere perché riguarda la giurisdizione», dei restanti 90 casi, per i quali si è sviluppato il procedimento, 38 archiviazioni, 28 assoluzioni. Le sanzioni sono solo queste sui 1.715 incolpati: 10 censure, 8 perdite d'anzianità, 2 rimozioni, 4 sospensioni! 24 magistrati sanzionati, cioè 2 al mese, peraltro nessuno con la “radiazione”, in un anno, su 10.151 magistrati! Basterebbe aggiungere solo 7 parole al citato comma 2 dell’articolo 2 del Dlgs n. 109 del 23/02/2026, queste: «...salvo che per dolo o colpa grave» e tutto si riconcilierebbe con il resto della corposa legge...ma così non è, continuando il detto comma 2 ad essere una esimente generalizzata di qualsiasi ipotesi sanzionatoria.
Si potrebbe obiettare, che, sostanzialmente, non sono state adottate sanzioni, non a causa di una normativa appositamente redatta e promulgata per impedirlo, ma piuttosto perché l’Ordine giudiziario, nel suo complesso, si è comportato con tale perfezione di condotte, in maniera così perfettamente ineccepibile, sotto ogni profilo, non commettendo alcun errore... da non richiederlo! All’onorevole Enrico Costa va tutta la mia gratitudine per aver fatto diventare, legge dello Stato, nella XVIII Legislatura, il mio disegno di legge, un’aggiunta di poche righe all’articolo 540 del c.p.p., per risarcire gli innocenti (con formula piena e da tutti i capi d’imputazione) da ingiuste imputazioni, col rimborso delle spese sostenute per dimostrare la propria innocenza, che avevo presentato nella XVII Legislatura, raccogliendo ben 194 firme di senatori ma che, per via della fine del mandato, non ero riuscito a far approvare in tempo, dai due rami del Parlamento.
Recentemente, Costa ha pubblicato (dati del ministero della Giustizia) l’elenco dei risarcimenti per le “ingiuste detenzioni”, cioè le somme di denaro destinate alle persone innocenti, arrestate per sbaglio, dal gennaio 2017 ad ottobre 2025. Sono 6.485 per quasi 279 milioni di euro. Beh, come negare che qualche errore, qualche magistrato l'abbia commesso? Facendo un semplice calcolo aritmetico, confrontando le ingiuste detenzioni ed i magistrati sanzionati per il massimo dell’errore: l'ingiusta privazione della libertà... i casi censurabili e quindi i responsabili... sono stati stati 67 al mese, non 2!!!
Se poi volessimo considerare le “ingiuste imputazioni”, cioè casi di indagini e/o processi subiti, da cittadini poi dichiarati innocenti, «perché il fatto non sussiste» o «per non aver commesso il fatto», cioè con la dichiarazione d'innocenza piena, non solo le «ingiuste detenzioni» (la gravissima, ingiusta, privazione della libertà) allora il numero delle condotte per lo meno censurabili, se non proprio sanzionabili, raggiunge l’ecatombe di 120mila casi all’anno. Vi sembra un'assurdità? Bene!
Allora andate a consultare l’interrogazione parlamentare dell’onorevole Costa che, dopo aver fatto approvare la legge sull'ingiusta imputazione e di fronte alla lentezza inspiegabile del ministero per emettere il Regolamento d'esecuzione - che l’avrebbe resa applicabile - si sentì rispondere dai funzionari, ma a firma del ministro, appunto, che la difficoltà derivava dal fatto che l'entità dello stanziamento era talmente esigua da non poter consentire di soddisfare i risarcimenti per ben...120mila innocenti ogni anno e si doveva trovare un criterio di priorità, di difficile individuazione!
Qualcuno, per quel che ha letto finora, può forse pensare che io abbia un rapporto conflittuale con la categoria dei magistrati... niente di più sbagliato. Tutto al contrario. Appena laureato in giurisprudenza, volevo fare il magistrato e mi ero interessato per poter frequentare a Napoli, una rinomata scuola, guidata dal professor Capozzi, proprio per potermi preparare al concorso in magistratura. Fu mio fratello Carlo Alberto, dopo la morte di nostro padre Cesare, alla guida della Ditta Albertini, che mi propose di lavorare insieme, Lui ingegnere, io laureato in giurisprudenza, stesso capitale investito, «saremmo stati complementari», mi disse. Al contrario di qualsiasi altro primogenito che allontana il cadetto dal feudo. Permettetemi solo di ricordarlo, non è più con noi dal 2014, con tutta la gratitudine che posso provare per un altro essere umano per ciò che ha fatto per me, quando, a 23 anni ha sostituito nostro padre, morto improvvisamente a 62 anni, gestendo l'azienda con grande capacità e nel '97, quando mi ha reso possibile di cambiare lavoro, facendo il Sindaco di Milano, senza dover vendere la mia quota della ditta Albertini.
Sono stato fidanzato con A. C., una donna molto importante nella mia vita, magistrato, che ho anche sposato, nel senso che ho celebrato il suo matrimonio con C. T., anche ora entrambi, grandi amici ed anche esecutori testamentari di mia moglie Giovanna e miei, entrambi, attualmente, in posizioni apicali della magistratura milanese.
Sono stato fraterno amico e discepolo di Beppe Grechi, per 9 anni Presidente della Corte d'Appello di Milano. Alla sua morte, la famiglia mi chiese di fare l'elogio funebre ed ho tuttora tra i miei migliori e stimati amici proprio magistrati o ex magistrati: Manuela Romei Pasetti, prima donna Presidente della Corte d’Appello di Venezia, Ines Marini, sua successora, Marta Malacarne e Marina Tavassi, anch'esse, in successione, Presidenti della Corte d’Appello di Milano, Cosimo Ferri e Nicola Cerrato, Francesco Ciardi e, più recentemente, Giuseppe Ondei, attuale Presidente della Corte d’Appello di Milano, Mariolina Panasiti, Presidente del Tribunale di Varese, potrei continuare, ma mi fermo qui nell'elenco. Da ultimo, ma non meno importante, il mio rapporto, che ho definito "simbiotico", con la Procura della Repubblica di Milano, guidata da Francesco Saverio Borrelli.
AI TEMPI DI BORRELLI
Appena eletto sindaco, feci sapere che non avrei nominato Assessori o membri dei consigli d’amministrazione nelle aziende partecipate o controllate dal Comune o in Enti e Fondazioni di nomina sindacale, non solo persone «condannate» (“legge Severino”) ma anche solo «indagate», celiando sul nome, la «legge Severissimo», la «mia legge anticorruzione». Forse un comportamento «giacobino», «giustizialista», ma date le circostanze di partenza: dopo Mani Pulite ed il mio obiettivo, «30 miliardi d’investimenti privati del mondo per rigenerare la città», lo ritengo, ancora oggi, necessario.
Chiesi al procuratore Capo: «Dottor Borrelli, ho intenzione di rigenerare Milano, dopo la “botta di Tangentopoli”, ricorrendo alla vera, grande risorsa della città ed al di fuori di essa: la società civile, l’economia privata, l’imprenditoria. Al contrario di come farebbe qualsiasi altro politico, non ho intenzione di decidere come dividere la torta: potere in cambio di potere", ma solo il bene della città. Lei mi aiuta o guarda da un’altra parte?». Guardò dalla mia, dalla nostra.
Un suo procuratore in servizio, non in pensione, come ora, Gherardo Colombo, con altri due colleghi, (la dottoressa Ciaravolo e il dottor Gittardi) si offrirono, gratuitamente, d'aiutarci. Costituimmo il Gruppo di lavoro “Alì Babà”, un organo consultivo in funzione anticorruzione, 23 anni prima dell’Anac di Raffaele Cantone. Tra le molte utili azioni proposte, ne cito una sola: l’introduzione dei “patti d'integrità” - cosa sono lo racconto un’altra volta - che ci consentirono, in quasi 10 anni, di eliminare dall'elenco dei fornitori del Comune oltre 600 aziende che si erano rese responsabili di condotte illecite in danno della legge e dell'Amministrazione. Creammo un organismo interno: l’Internal auditing, ampiamente presente nelle imprese private, completamente assente nel "pubblico", che affiancasse il Segretario Generale (controllo di legalità formale delle procedure amministrative) con lo scopo di vagliare la congruità economica di ogni atto amministrativo.
Il risultato fu il record di opere pubbliche dell’amministrazione civica in era repubblicana ed il record d’investimenti privati del mondo sul territorio del Comune di Milano, durante il nostro doppio turno di guardia, senza un solo avviso di garanzia per Sindaco, assessori, dirigenti comunali. Ho criticato la legge che rende una categoria indistinta: il “magistrato” infallibile ed irresponsabile. Chiunque di noi, in una situazione del genere, anche se animato dai migliori sentimenti ed obbediente ad alti valori ed ideali, sarebbe tentato di diventare un mostro. La mia critica è quindi più alla legge che alla categoria che, in alcuni casi, ne abusa.
Ma il fatto increscioso ed assurdo resta. Concludo. Considero Carlo Nordio il miglior ministro della Giustizia da quando esiste la Repubblica. Quando leggevo i suoi libri mi domandavo, con qualche flebile speranza: «Ma quando farà lui il ministro della Giustizia?». Ora lo sta facendo e la sua riforma darà un grande contributo alla civiltà giuridica della nostra Nazione! Forse, un po’ appannata.
Il Si ha tutto il mio appoggio e mi auguro che gli Italiani votino la riforma con oltre l’80% di consensi, come avvenne nel 1987 per il referendum sulla “Responsabilità civile dei magistrati”, dopo lo sciagurato martirio di Enzo Tortora. Ma quelle sette parole, in aggiunta al comma 2 dell’articolo 2 della nota legge, potrebbero fare molto, con molto meno sforzo!