I magistrati hanno sempre fatto politica stando dietro le quinte, hanno curato i loro interessi di casta e la sinistra vi si è accodata per mera convenienza.
Questo gioco a nascondino delle toghe è durato fino a quando l’Associazione nazionale magistrati non ha calato la maschera e ha deciso di dar vita a un Comitato del No, un soggetto totalmente politico schierato contro la riforma della giustizia. Eccolo qua, il giudice che scende in campo. A quel punto per l’Anm le regole del gioco sono cambiate, ma i magistrati del fronte del No pensano di essere ancora in tribunale, intoccabili, ingiudicabili, sacerdoti irresponsabili.
Conoscere i finanziatori del comitato fondato dall’Anm è non solo legittimo, ma necessario, serve a fare chiarezza, i nomi e i cognomi sono importanti, per l’oggi e per il domani. Se una persona indagata o con un giudizio pendente ha donato soldi al comitato di cui l’Anm è il principale azionista, è un fatto rilevante o no? Perché un bel giorno nell’aula di giustizia potrebbe verificarsi il caso di quel tizio che ha sostenuto e finanziato il No e incontra sulla sua strada un giudice che ha fatto anch’egli campagna per il No.
È un cortocircuito pazzesco e l’Anm fa finta di non vederlo, perché lo ha alimentato. La risposta alla lettera inviata dal ministero della Giustizia innescata da un’interrogazione parlamentare, dunque dall’istituzione sovrana - è non solo reticente, è sospetta. Se non c’è niente di imbarazzante, pubblichino la lista dei finanziatori, in caso contrario, resta una domanda inevasa sul taccuino: cosa nascondono sotto la toga?




