Libero logo
OPINIONE

Soldi alle toghe per il no, perché tutto questo mistero?

di Mario Sechimartedì 17 febbraio 2026
Soldi alle toghe per il no, perché tutto questo mistero?

2' di lettura

I magistrati hanno sempre fatto politica stando dietro le quinte, hanno curato i loro interessi di casta e la sinistra vi si è accodata per mera convenienza.

Questo gioco a nascondino delle toghe è durato fino a quando l’Associazione nazionale magistrati non ha calato la maschera e ha deciso di dar vita a un Comitato del No, un soggetto totalmente politico schierato contro la riforma della giustizia. Eccolo qua, il giudice che scende in campo. A quel punto per l’Anm le regole del gioco sono cambiate, ma i magistrati del fronte del No pensano di essere ancora in tribunale, intoccabili, ingiudicabili, sacerdoti irresponsabili.

Conoscere i finanziatori del comitato fondato dall’Anm è non solo legittimo, ma necessario, serve a fare chiarezza, i nomi e i cognomi sono importanti, per l’oggi e per il domani. Se una persona indagata o con un giudizio pendente ha donato soldi al comitato di cui l’Anm è il principale azionista, è un fatto rilevante o no? Perché un bel giorno nell’aula di giustizia potrebbe verificarsi il caso di quel tizio che ha sostenuto e finanziato il No e incontra sulla sua strada un giudice che ha fatto anch’egli campagna per il No.

È un cortocircuito pazzesco e l’Anm fa finta di non vederlo, perché lo ha alimentato. La risposta alla lettera inviata dal ministero della Giustizia innescata da un’interrogazione parlamentare, dunque dall’istituzione sovrana - è non solo reticente, è sospetta. Se non c’è niente di imbarazzante, pubblichino la lista dei finanziatori, in caso contrario, resta una domanda inevasa sul taccuino: cosa nascondono sotto la toga?