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Manifesti elettorali per il No nei tribunali della Calabria

Al Palazzo di giustizia sono comparsi dei cartelli davanti alle aule che contestano la riforma. E l’Anm voleva strumentalizzare i finanzieri
di Pietro Senaldisabato 28 febbraio 2026
Manifesti elettorali per il No nei tribunali della Calabria

4' di lettura

Ogni giorno che passa il clima sul referendum della giustizia si fa sempre più incandescente. Chi dovrebbe gettare acqua sul fuoco, lo aizza. Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, quello di «le persone perbene votano No, gli indagati, la ‘ndrangheta e la massoneria deviata votano Sì», ieri ha rilasciato un’altra intervista bombastica. «Attendo ancora la denuncia di Matteo Salvini per quello che ho detto, dovrebbe arrivarmi a giorni. Il ministro Carlo Nordio, che ha detto che i magistrati dovrebbero sottoporsi a periodici test psicologici, apra un’istruttoria per verificare se sono pazzo.

E attendo il procedimento disciplinare annunciato dai rappresentanti di Forza Italia nel Consiglio Superiore della Magistratura, così da difendermi». Queste le sfide lanciate dalla toga, sempre più mediatica, che è diventata un po’ il simbolo della battaglia contro la riforma varata dal governo.

Ma la notizia del giorno arriva dal tribunale di Reggio Calabria, città dove peraltro Gratteri ha lavorato a lungo e intensamente prima di trasferirsi nel capoluogo campano. Nei corridoi del palazzo di giustizia sono comparsi sei cartelli giganti che, davanti all’ingresso delle aule dove si tengono le udienze, illustrano le ragioni del comitato del No al referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Un episodio che tradisce una certa visione proprietaria delle strutture dei tribunali da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati, malgrado peraltro non tutte le toghe siano contrarie alla legge del governo. Non c’è però da stupirsi troppo.

L’accaduto è perfettamente in linea con l’indicazione da parte del comitato stesso di un locale della Corte di Cassazione come proprio recapito. Una vicenda che ha già suscitato molte polemiche ma che non ha frenato l’iniziativa del tribunale calabrese.

Quanto accaduto ha scandalizzato gli avvocati reggini, che ieri hanno dovuto lavorare, e dibattere con i pm nella difesa dei propri clienti, all’ombra dei sei cartelloni, giudicati intimidatori. Il comunicato dei legali per stigmatizzare quanto avvenuto è durissimo: «L’esposizione di cotanta cartellonistica all’interno degli uffici giudiziari è una violazione manifesta del principio di imparzialità e terzietà che dovrebbero caratterizzare i luoghi della giustizia. Uno spazio istituzionale deputato all’esercizio della giurisdizione è stato trasformato in luogo di propaganda politica». Difficile dare torto agli avvocati, che hanno giudicato “inappropriata la sede scelta dai magistrati per esprimere le proprie opinioni, visto che i locali del palazzo di giustizia non sono luoghi di parte che possono diventare teatro della competizione referendaria».

Prova a far finta di nulla la presidente dell’Anm di Reggio Calabria, Antonella Stilo, ribattendo che «sono polemiche incomprensibili, visto che il presidente del tribunale ha sempre garantito tutte le affissioni» e che quindi sarebbe possibile «anche quella di cartelloni per il Sì alla riforma». Ma si sentono le unghie grattare sugli specchi, specie quando la toga specifica che le mega dimensioni dei cartelloni sono dovute solo a una questione tecnica, «tant’è che resteranno solo pochi giorni». Sarà una questione culturale, se la magistratura locale non avverte disagio alcuno? La pensa così Enrico Costa, responsabile di Forza Italia perla giustizia.

«Immaginate se un sindaco del centrodestra avesse ospitato in municipio mega poster a favore della riforma», si chiede l’ex ministro: «La magistratura ne avrebbe ordinato il sequestro».
A rendersi conto invece dell’insensatezza dell’iniziativa che aveva in progetto è stata l’Anm del Lazio, che per mercoledì prossimo aveva programmato una cena di raccolta fondi presso il circolo romano della Guardia di Finanza di Villa Spada. Una festa danzante, alla faccia della separazione dei poteri.

L’evento è saltato solo grazie alle proteste indignate del centrodestra. «Sarebbe stato gravissimo. L’autorizzazione è stata ottenuta probabilmente non raccontando la verità. Ma la cosa non finisce qui. Voglio andare fino in fondo perché ci sono dei bugiardi al servizio del No», ha concluso il parlamentare di Forza Italia.

La cosa inquietante è che, probabilmente, non finiranno qui neppure i tentativi maldestri di promuovere in sedi inappropriate il No alla riforma. Parrebbe infatti che giovedì prossimo i magistrati abbiano in programma di utilizzare un’aula del tribunale di Treviso per un convegno aperto al pubblico per illustrare le loro ragioni del No al referendum. Normalmente appuntamenti simili si tengono in spazi privati che vengono affittati allo scopo, non in luoghi istituzionali, tantomeno in un palazzo di giustizia, che dovrebbe essere un tempio dell’imparzialità. «La riforma è un indebolimento dell’autonomia dei magistrati» ha lamentato ieri la presidente di Magistratura Democratica, Silvia Albano. Ma l’autonomia dei magistrati non può arrivare a occupare le stanze della giustizia per battaglie che nulla hanno a che fare con l’amministrazione della giurisdizione nell’interesse dei cittadini, come ha ricordato la giunta di penalisti chiedendo «lo stop da parte dell’Anm dell’uso sistematico dei palazzi di giustizia».

E' una pratica che rivela, secondo i legali, come l’Anm non si ritenga solo un’associazione di toghe ma arrivi ormai a identificarsi con il potere giudiziario, «come certifica quel casa nostra, ripetuto tre volte, in un’aula istituzionale». Ma dalla visione proprietaria dei tribunali alla visione proprietaria della giustizia il passo è breve, ed è in questo che, sempre a detta degli avvocati, risiedono le ragioni «dell’opposizione corporativa delle toghe alla riforma».