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Referendum, FdI inchioda Cesare Parodi: "Silenzio imbarazzante in televisione"

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venerdì 6 marzo 2026
Referendum, FdI inchioda Cesare Parodi: "Silenzio imbarazzante in televisione"

3' di lettura

"Quindi mi scusi Parodi se non ho capito bene, non hanno tutti i torti i Gratteri e i Di Matteo quando dicono che i grandi criminali voteranno per il sì, se ascolto quel suo ragionamento?". A Sky Tg24 c'è stato un confronto tra Antonio Di Pietro e Cesare Parodi, rispettivamente promotori del Sì e del No al prossimo referendum sulla giustizia. "Non hanno torto a chiederselo ed evidentemente se lo chiedono si sono dati una risposta. La domanda è assolutamente legittima, ognuno si darà la sua risposta", ha esordito così il presidente dell'Anm.

"La stessa domanda per lei, Di Pietro - ha detto la giornalista -. È vero che i mafiosi e i grandi criminali certamente voteranno per il sì? Ricordiamo che non sono solo questi, precisiamo le parole anche di Gratteri e Di Matteo che hanno detto che non è che soltanto i mafiosi e i grandi criminali votano sì, ma certamente i mafiosi e i grandi criminali voteranno per il sì".

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"Premesso che anche io voto sì e quindi non mi ritengo un criminale - la risposta dell'ex pm -. Il problema è un altro. Quante vittime della giustizia pure voteranno sì? Quindi andare a mettere il pelo sull'uovo, siccome lo vota un criminale non lo devo votare io perché se no mi fai l'equazione io non ci posso stare. Io credo che però non dobbiamo farla più grossa di quel che è perché tutto sommato sono esagerazioni dialettiche che le avrà dette Gratteri ma anche da questa parte del sì ne stanno dicendo tante. Quindi rimettiamo i piedi per terra che non so chi la spara più grossa. Io e il dottor Parodi certamente non vogliamo nessuno dei due metterci a questo piano. Invece il dottor Parodi ha detto una cosa importante. I giudici con questa riforma saranno condizionati".

E ancora: "Ripeto, il condizionamento tecnicamente, legislativamente, culturalmente e costituzionalmente non può esserci se non perché il giudice da solo ci si va a mettere sotto condizione. Perché? Rimane intatta. Il giudice è soggetto soltanto alla legge. Il giudice autonomo e indipendente, magistrato inquirente e giudicante, l'obbligatorietà dell'azione penale, la necessità di indagare a favore dell'indagato, la disponibilità completa della polizia giudiziaria. Cioè un magistrato che vuol fare il suo dovere ieri, oggi e domani, non lo ferma nessuno perché lui ha tutte le disponibilità di farlo. Certo, lo può fermare un altro magistrato, un quintale di tritolo, ma non la politica. Se vuol fare il suo dovere, se non lo vuol fare, non ha bisogno di questa riforma per assoggettarsi alla politica".

Il confronto tra Parodi e Di Pietro non è sfuggito a Fratelli d’Italia che su X ha commentato: "Parodi, ci chiediamo per quale motivo dobbiate offendere tutti quegli italiani che vogliono riformare la giustizia e liberarla dalle correnti. Silenzio imbarazzante. Basta offese".

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