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Insulti e figuracce: i nuovi sponsor del No

Il pm Woodcock si contraddice sulla riforma e viene asfaltato da Mulè, Montanari dà dei “banditi” a mezzo governo
di Brunella Bollolisabato 7 marzo 2026
Insulti e figuracce: i nuovi sponsor del No

3' di lettura

Dimenticate Vallettopoli. Allora, era il 2006, il pm John Henry Woodcock si muoveva spavaldo in procura a Potenza con gli investigatori della municipale al seguito, venerato e temuto da mezza Italia perché con la sua inchiesta aveva messo in galera il principe Vittorio Emanuele di Savoia e indagato per concussione sessuale, corruzione e spaccio una caterva di vip, personaggi dello spettacolo e dello sport, dirigenti Rai e imprenditori.

Un pm mediatico, Woodcock, per via dei fascicoli giudiziari che ha firmato, dal caso Corona, al Savoiagate alla P4, eppure allergico alle interviste e alle comparsate in tv. L’altra sera, però, la toga anglo-napoletana ha fatto un’eccezione per Piazza pulita su La7 dove il conduttore Corrado Formigli l’ha presentato come una specie di profeta Zaratustra della giustizia sperando forse, in una prestazione scoppiettante a favore del No.

In realtà, il pubblico ministero delle inchieste show stavolta ha fatto un mezzo flop. Dall’altra parte si è trovato il deputato azzurro Giorgio Mulé, il quale prima gli ha fatto notare di quando nel 2021 lo stesso Woodcock sul Fatto quotidiano diceva che «al pm piace vincere facile» ed era favorevole alla separazione delle carriere, mentre adesso è critico, poi gli ha snocciolato i numeri delle intercettazioni, quelli del risarcimento che lo Stato italiano ha dovuto pagare per l’ingiusta detenzione di Vittorio Emanuele (40mila euro) e alla fine l’ha inchiodato: «Ma lei si è mai interrogato sui disastri che avete combinato?».
John Henry Woodcock ha provato a replicare, ma il vicepresidente della Camera sulla riforma Nordio, la malagiustizia, il sorteggio e il rapporto pm-giudice per le indagini preliminari l’ha letteralmente asfaltato. Anche perché i numeri parlano chiaro e non c’è toga che li possa smentire: 6.485 errori giudiziari dal 2018 al 2024, 32mila dal ’92, oltre 200 milioni di euro spesi dallo Stato per risarcire chi è stato riconosciuto non colpevole ed è stato magari vittima della carcerazione preventiva.

Mulé, inoltre, ha vissuto sulla propria pelle il metodo Woodcock perché da direttore di Panorama fu messo sotto inchiesta per corruzione dal pm di Napoli che l’altra sera balbettava da Formigli e cercava di parare i colpi («tutte balle sesquipedali»). L’altro è stato un rullo compressore: «Mi ha messo sotto inchiesta 24 telefoni, anche quello di mia figlia, ha fatto intercettare 40mila telefonate buttando chissà quanti soldi pubblici per nulla. Peccato che quell’inchiesta sia stata archiviata a Roma perché non c’era nulla. E di 40mila telefonate intercettate sa, dottore, quale è l’unica che è uscita, peraltro su un giornale di sinistra, privata e privatissima e che nulla c’entrava con l’inchiesta? Quella con uno che si chiamava Berlusconi con cui il direttore di Panorama parlava al telefono del governo Letta». A Woodcock non è rimasto che bere dell’acqua. Su una cosa, però, il pm e l’azzurro si sono trovati d’accordo: uno non vale uno. Né in politica (ma ormai l’hanno capito anche i Cinquestelle) né in magistratura. Il fronte del No, ovviamente, ha arruolato anche Tomaso Montanari. Il quale non sapendo cosa dire a un incontro pubblico a Firenze ha definito la premier Meloni, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il Guardasigilli Nordio e il ministro Lollobrigida dei «banditi». Perché alla fine, per la sinistra si va sempre lì a parare: loro sono quelli perbene, chi vota sì, invece deve essere insultato. Di più se fa parte del governo di centrodestra. E a conferma del fatto che ormai la campagna del No ha imbarcato chiunque ed è ormai una barzelletta, ecco in pista con l’Anm il duo Ficarra e Picone. «Noi votiamo No perché verranno cambiati 7 articoli della Costituzione». Ma è l’ennesima bufala. Dove l’hanno letta Ficarra e Picone, su Topolino?