"In Italia c’è e resiste una maggioranza silenziosa costituzionale": così Marco Travaglio commenta nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano l'esito del referendum sulla giustizia in cui ha vinto il No. Questa maggioranza, a suo dire, "è una Provvidenza laica che protegge l’Italia dagli aspiranti ducetti, dagli scassinatori delle regole e dai venditori di pentole (Garlasco, bambini nel bosco e altre balle spaziali) che, da qualunque parte provengano, finiscono per farsi sgamare con un eccesso di arroganza (la ùbris) che finisce con lo spaventare la gente".
Ricordando la riforma cara al Movimento 5 Stelle, ecco che Travaglio subito corre a fare dei distinguo piuttosto peculiari: "La Costituzione si può modificare con ritocchi chirurgici (come la riduzione del numero dei parlamentari nel 2020), ma non con 'riforme' monstre per cambiare tanto o tutto del capolavoro scritto dai veri Padri Costituenti nel 1946 -’47". Ne suo editoriale, ovviamente, non poteva mancare nemmeno il solito e prevedibile attacco a Silvio Berlusconi: "Meloni s’è immolata per conto terzi su una schiforma che non era neppure la sua: era una marchetta per Forza Italia in omaggio a un pregiudicato ampiamente defunto e a tutti i suoi emuli rimasti in vita. Anziché Gelli, Craxi, B. e Nordio, le conveniva continuare a seguire Paolo Borsellino".
Otto e mezzo, Bocchino sull'esito del referendum: "Tutto basato su una menzogna"
"Avevo previsto, studiando tutti i referendum costituzionali e tutti i referendum più importanti, che il S&i...Travaglio, inoltre, si prende anche qualche merito per il risultato della consultazione elettorale: "Ma oltre al salvataggio della Costituzione, a cui il Fatto è orgoglioso di avere un’altra volta contribuito con tutte le proprie forze (e anche qualcuna in più) fin da quando il Sì era dato al 70%, c’è un’altra buona notizia: l’affluenza che sfiora il 60%". Il direttore del quotidiano, inoltre, si rallegra del fatto che "il referendum su un quesito molto tecnico ha raccolto una partecipazione simile a quella delle elezioni politiche". In realtà, il motivo è semplice: il voto è stato buttato tutto in politica. Del merito non è rimasto quasi nulla.
Questo, secondo il giornalista, dovrebbe essere addirittura letto come un avvertimento al governo: "Se Meloni&C. pensano di tirare diritto sulla schiforma elettorale che regala il 60% dei seggi parlamentari a chi prende il 40% dei votanti (il 25% degli elettori), roba da far rimpiangere la legge Acerbo di Mussolini e l’Italicum di Renzi, potrebbero avere un’altra pessima sorpresa".




