Vostro onore balla il Tango. La prima riunione del comitato direttivo centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati successiva alla vittoria del No al referendum ha avuto due momenti decisivi, un atto di dimissioni e un’acclamazione. Le dimissioni che contano non sono quelle del presidente uscente, Cesare Parodi, che le aveva annunciate e le ha formalizzate. «La vittoria è una delega forte dai cittadini, ma non in bianco. La fiducia non è più scontata e dobbiamo meritarla. Servono segnali concreti e una distanza chiara dall’opacità e contro i personalismi». Questo il suo testamento spirituale.
Parole al vento: i presenti annuiscono ma sanno poi che faranno come sempre e le pratiche consociative perdureranno. Ringraziamenti per chi se ne va, lasciando il posto a una figura più tosta e organica al sistema che, in previsione della nomina, non ha condannato i cori anti-Meloni e anti-toghe per il Sì della Procura di Napoli all’indomani della vittoria, come invece il dignitoso Parodi, liberatosi del peso della presidenza, ha fatto. Le dimissioni vere, che sono uno schiaffo in faccia all’Anm, sono quelle di Natalia Ceccarelli, magistrata per il Sì, esponente di Articolo 101, la quinta corrente dell’Associazione, quella che non conta nulla e non ha cariche.
Giuseppe Tango, chi è il successore di Parodi a capo dell'Anm
Giuseppe Tango è il nuovo presidente dell'Associazione nazionale magistrati dopo essere stato elett...«Lascio il comitato direttivo perché per me è diventata intollerabile la permanenza in un’organizzazione che ha smarrito il senso di tutte le idealità che esprimono l’essere magistrato». Poi l’accusa ai colleghi di aver fatto «una martellante campagna referendaria di disinformazione, risoltasi in un furto di verità». Mentre parlava, e puntava il dito contro “il danno di immagine” prodotto dalla campagna referendaria e dalle performance dei suoi colleghi, i membri del direttivo scuotevano il capo e si alzavano per andarsene. Un altro spettacolo poco decoroso.
«Nessun cittadino si sentirà più garantito nelle aule di giustizia al cospetto di individui che si sono resi protagonisti di simile scene, hanno additato come nemico della collettività una giovane magistrata per le sue posizioni (il riferimento è ai cori da stadio contro Annalisa Imparato; ndr) e inscenato balli contro il massimo esponente di un altro potere dello Stato (la premier Giorgia Meloni; ndr). Questa la conclusione di Ceccarelli, che ha rimproverato all’Anm di non aver condannato questi eccessi, giustificati perfino da Parodi come «sfogo» dopo la tensione del confronto elettorale.
Quanto all’acclamazione, è quella del nuovo capo del sindacato delle toghe, Giuseppe Tango da Palermo. Di Magistratura Indipendente, la corrente più moderata, recita il curriculum, anche se chi lo conosce ne traccia un profilo spostato più a sinistra di quanto non sia la sua corrente. Era il nome più papabile per concludere i tre anni di mandato che mancavano a Parodi, perché formalmente è della stessa area del presidente uscente e perché è il candidato che l’anno scorso aveva preso più voti. Aveva dovuto cedere il passo al settimo classificato perché Area e Md, le forze di sinistra, preferivano dialogare con un profilo più debole e condizionabile. Ora che la musica è cambiata, va benissimo Tango, adattissimo a condurre le danze secondo i nuovi ritmi. Non è condizionabile da Md e compagni. Non ci sarà un’altra scena come quella di Parodi che, appena eletto, fu costretto a rimangiarsi la sua intenzione di incontrare Meloni per parlare della riforma. Ma, a leggere le sue dichiarazioni in campagna referendaria, neppure sarà troppo necessario condizionarlo.
«Se passa la riforma, il declino democratico sarà irrecuperabile. Bisogna reagire a questa deriva autoritaria. Con la riforma, la politica potrà decidere sulle sanzioni disciplinari del magistrato: avrà questa serenità quando dovrà prendere una decisione che reputa giusta ma è sgradita al governo?». Queste le frasi catastrofiste pronunciate per propagandare il No al referendum e, forse, costruirsi un profilo adatto a sostituire Parodi, che si sapeva da un paio di mesi che avrebbe voluto andarsene. A risultato in saccoccia, il nuovo presidente si esercita in messaggi rassicuranti. «L’Anm non sarà mai un partito. Dobbiamo dialogare con avvocatura e politica nell’interesse dei cittadini. È l’ora del rinnovamento e di rendere più credibile la magistratura». Ma non c’è da farsi illusioni. Sulla separazione delle carriere la porta è chiusa: la promiscuità di ruoli tra magistratura inquirente e giudicante è per lui garanzia di autonomia e di maggiore confronto interno.
Referendum, "Bella Ciao" e cori contro Meloni? La toga scrive a Repubblica: "Eravamo preoccupati..."
Un'arrampicata sugli specchi in piena regola. Antonello Ardituro, sostituto procuratore della Direzione nazionale an...A parole anche Magistratura democratica, la corrente più a sinistra, ieri ha vagheggiato nel suo documento di «un cambio di passo urgente che renda la giustizia più efficiente e moderna». Ma si diceva così anche quando fu radiato il presidente dell’Anm Luca Palamara, trasformato da terminale degli interessi di tutte le correnti in capro espiatorio, una volta che i traffici sui giri di poltrone delle toghe sono stati squadernati. «Dobbiamo ripristinare la credibilità della magistratura, cercare una maggiore trasparenza e battere il correntismo», si dicevano i magistrati allora. Nulla è cambiato a quei tempi, con le toghe travolte dallo scandalo. Come può cambiare qualcosa adesso, che hanno vinto e il voto popolare ha condonato anche le pratiche meno nobili?




