Il caso Nicole Minetti ha due versioni: quella che poggia sui documenti e i vari passaggi del dossier, fino alla decisione di concedere la grazia presa dal Capo dello Stato sulla base dell’istruttoria svolta dalla magistratura; quella che emerge dal racconto del Fatto Quotidiano che finora è tutta da provare e da 48 ore è sottoposta a indagine. In mezzo, c’è qualcosa di sfuggente, insidioso, la costruzione di un clima di sospetto sul Quirinale e il ministro di Grazia e Giustizia. Non faccio parte del folto gruppo di giornalisti che vedono trame oscure ovunque, provo a guardare con freddezza i fatti. La notizia in Italia monta come la panna grazie a una singolare accoppiata: un servizio della trasmissione “Mi manda Rai3” anticipato dal Fatto Quotidiano il 10 aprile scorso.
Da quel momento, la storia prende una piega cospiratoria e si sviluppa all’interno di uno scenario internazionale: il nome di Giuseppe Cipriani, compagno della Minetti, è infatti citato negli Epstein files. La notizia viene pubblicata dal Montevideo Portal il 19 febbraio. Attenzione alla data: il Quirinale concede la grazia a Minetti il 18 febbraio (e la notizia resta riservata), ma 24 ore dopo parte il tam tam dal Sudamerica su Cipriani, un fiume che s’ingrossa quando il tandem Rai-Fatto apre il file domestico sulla Minetti. Riepilogo cronologico: 18 febbraio 2026, firma della grazia a Minetti; 19-20 febbraio 2026, escono sui giornali uruguayani i primi articoli su Cipriani e gli Epstein files; 10 aprile 2026, la notizia della grazia diventa pubblica in Italia; 24 aprile 2026, il Fatto Quotidiano collega tutto nell’inchiesta di Thomas Mackinson. Il caso da quel momento diventa Epstein-Cipriani-Minetti e da qui si diramano una serie di teorie che rimbalzano su Internet, dove la confusione regna sovrana ma l’ispirazione è chiara: la storia della grazia è gettonatissima nei media filorussi. Non è un fatto casuale, Mattarella e Meloni sono sotto attacco del Cremlino da tempo e l’operazione di propaganda di Mosca sull’Italia si è intensificata, fino all’assalto di Dimitri Solovjev al capo dello Stato e alla premier sulla tv russa. A questo punto, le indagini possono approdare a due conclusioni:
1. Quanto riportato nella richiesta di grazia corrisponde alla realtà; 2. Il dossier arrivato sul tavolo del presidente Mattarella e del ministro Nordio è alterato, tutto o in parte. Qualunque sia l’esito, siamo nel gioco del falso che diventa vero: nel primo caso bisogna chiedersi chi ha passato una falsa ricostruzione ai giornali e a che scopo; nel secondo caso bisogna verificare come la magistratura abbia potuto attestare nell’istruttoria una verità che è un falso. È un gioco pericoloso che alla fine ha un solo vincitore in maschera, quello di chi punta a indebolire le istituzioni della Repubblica italiana. Nel primo caso, ha fabbricato il falso, nel secondo caso l’ha cavalcato.




