Per descrivere la rete che sostiene Silvia Salis, perché non c’è dubbio che attorno alla sindaca di Genova si stia muovendo un mondo composito e sempre più numeroso, bisogna partire dal suo curriculum. Atleta olimpica, poi dirigente sportiva (è stata vicepresidente vicario del Coni, quando a guidarlo era Giovanni Malagò), quindi candidata di una coalizione larghissima che l’ha portata a riconquistare Genova col centrosinistra. Se ne parla poco, ma proprio l’esperienza al Coni è stato uno snodo nevralgico nella sua storia. È lì che Salis, a soli 35 anni, dopo aver scalato la carriera sportiva fino alle Olimpiadi, ha iniziato ad applicare al campo amministrativo quello che lo sport le aveva insegnato: determinazione, disciplina, volontà, obiettivi.
Come lei stessa spiega nella biografia pubblicata nel suo sito, da vicepresidente del Coni ha imparato a gestire «una complessa macchina amministrativa, confrontandomi con politica, Terzo settore e realtà territoriali». E lo ha fatto, è ancora Salis a parlare, «in un ambiente spesso dominato dagli uomini», dove «mi sono fatta strada con competenza e carattere, senza mai rinunciare ai miei valori». Se si dovesse partire, dunque, dai personaggi importanti che scommettono su di lei, il primo della lista è senz’altro Malagò, peraltro un nome a cui il centrosinistra spesso ha pensato per ruoli politici di vario tipo (ottenendo, finora, sempre dei rifiuti). Poi, naturalmente, c’è il mondo del cinema e dello spettacolo, portato in dote dal marito, il regista Fausto Brizzi (che cura anche la sua immagine sui social).
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"Il fatto del federatore nasce dal fatto che i soggetti che in questo momento guidano le varie forze progressiste n...IL SOGNO NAZIONALE
Poi, naturalmente, c’è la politica. Uno dei primi a intuirne capacità e potenzialità è stato, senza dubbio, Matteo Renzi. Anche se, ultimamente, i rapporti tra lui e la sindaca si sono un po’ raffreddati. Il leader di Italia Viva vorrebbe che Salis si candidasse alle primarie del centrosinistra, rappresentando e riunendo la galassia dei riformisti. Il risultato sarebbe assicurato: farebbe un’ottima performance e potrebbe persino rischiare di vincere. Lei, però, non ne vuole sapere. Sia pubblicamente, sia privatamente continua a rifiutare ogni proposta. Non perché voglia restare a Genova per sempre. Certo, per adesso sì, fino a che il mandato di sindaca non si conclude. Ma è evidente - e ormai nemmeno lei lo nega che la sua prospettiva è nazionale.
Semplicemente pensa che la sua leadership non si costruirà con le primarie. Non perché tema la competizione (sarebbe impensabile per chi ha passato una vita a gareggiare), ma perché non vuole giocare da capitano di una piccola squadra. Certo che vuole giocarsela (nel 2023 ha depositato il nome e il logo “Futuro democratico” che poi ha registrato nel luglio 2024), ma da leader di tutto il centrosinistra, non di una piccola parte. La gara che Salis ha in mente - e per cui si sta allenando - è con Giorgia Meloni, non con Elly Schlein o Giuseppe Conte. E può accadere in due modi (e due tempi): se glielo chiedono tutti, al posto delle primarie, oppure dopo il voto, se l’attuale leadership viene sconfitta (al voto o successivamente).
Silvia Salis ha dalla sua il tempo. Più di Schlein e di Conte. Tornando alla rete, un’altra sua grande sostenitrice (anzi è quella che l’ha scoperta e indicata al centrosinistra) è Roberta Pinotti, ex ministro della Difesa, ex parlamentare dem. Ma sua amica è anche Raffaella Paita, di Italia Viva, anche lei genovese. Poi c’è il mondo degli imprenditori che la guarda con crescente attenzione e con cui, in questi anni da sindaca, ha stretto rapporti sempre più stretti. Piace, al mondo dell’impresa, il suo pragmatismo, la sua modernità, l’essere post-ideologica, determinata a raggiungere risultati, la sua apertura al turismo, all’iniziativa privata, al mobilitare le energie di tanti mondi, anche non di sinistra, attorno a un obiettivo.
Il Tar boccia il Capodanno di Silvia Salis a Genova
A Genova il Capodanno è già passato, ma il conto - politico e amministrativo - arriva adesso. Il Tri...Nel Pd ha legami con la parte riformista: Stefano Bonaccini, Giorgio Gori, Dario Nardella. Ma il suo consenso va ben oltre la classe dirigente del Pd.
A questo, del resto, punta la gestione attentissima che Marco Agnoletti, già spin doctor di Matteo Renzi, ma regista anche delle vittorie di Bonaccini in Emilia-Romagna e di Giani in Toscana, fa della sua immagine. Interviste, disco in piazza, maratona in città, foto e post, ospitate in tv, tutto si muove su due livelli: da un lato rafforzare il suo profilo, quello cioè di leader moderna, pop, brillante, che sa di essere bella e non lo nasconde, madre, ma in carriera, sportiva, ma istituzionale, dall’altro puntare su un messaggio politico, invece, all’insegna della coalizione e dell’unità. Non è un caso che in ogni sua dichiarazione parla di centrosinistra, più che di Pd. E del resto Salis nasce come una leader civica, scelta proprio perché non era iscritta a nessun partito della coalizione. Chi meglio di lei, allora (è il sottinteso) per fare il candidato di tutto il centrosinistra?
Cool e unitaria, raffinata e casual. Corre e balla. Sfila con l’Anpi e balla la techno. È quello che la sinistra vorrebbe, ma non è. La sua ascesa ricorda molto Renzi. Ma con molte differenze. Per esempio- diversamente da quanto accadde fin da subito all’ex sindaco di Firenze - nessuno, per ora, rimprovera a Salis di non essere abbastanza di sinistra. L’altra differenza da Renzi, velocissimo a bruciare ogni tappa, è che Salis non ha fretta. Il tempo, lo sa, è dalla sua.




