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Riforme, Bonaiuti tende la mano a sinistra

"Ripartiamo dalla bozza Violante"

2 Gennaio 2010

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Riforme, Bonaiuti tende la mano a sinistra
 In questi giorni ha ripreso vita il dibattito sulle riforme, complice il tradizionale discorso di fine anno del presidente della Repubblica. Napolitano ha parlato di necessità di "avviare riforme condivise", in un paese che ha fatto della "solidarietà" la sua parola chiave. E a riprendere le fila della questione, oggi, accorre Paolo Bonaiuti: "Nelle parole del presidente Napolitano c'è un chiaro invito alla ricerca di un’intesa tra le forze politiche. Passare ai fatti è possibile e si può partire anche dalla bozza Violante in Parlamento": ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. "C'è in tutti l’idea che la molla dell’odio debba finire e cedere il posto al dialogo e a un abbassamento dei toni", afferma Bonaiuti ai microfoni del 'Gr1'. "Il Presidente Berlusconi è determinato, molto positivo, sta già lavorando e penso che entro pochi giorni lo rivedremo ancora. Il governo - conclude Bonaiuti - è impegnato anzitutto nel rilancio del sistema economico mentre si profila l’uscita dalla crisi globale che ci ha colpito".

La bozza Violante- Revisione del sistema bicamerale

Abolizione del Senato e istituzione in sua vece del "Senato federale della repubblica", attraverso la manomissione degli articoli 55, 57 e 58 della Costituzione. I suoi componenti non sono più eletti a suffragio universale ma dalle assemblee elettive regionali e dai consigli delle autonomie locali. Come dice il nome il nuovo organo è una diretta espressione del nuovo assetto federale della repubblica.
Contemporaneamente, con la manomissione dell'articolo 56, si riducono il peso e i poteri della Camera. Il numero dei deputati scende da 630 a 500, e i suoi poteri legislativi vengono limitati alle materie di competenza generale e ai rapporti col governo. Anche il meccanismo di formazione delle leggi cambia radicalmente: sparisce il "bicameralismo perfetto" (doppia approvazione in entrambi i rami del parlamento), limitato alle sole leggi di tipo costituzionale, dei regolamenti e simili, mentre tutte le altre sono a prevalente o esclusiva approvazione di uno solo dei rami.

Forma di governo e rapporti governo-parlamento

Con la modifica degli articoli 92 e 94 si aumentano i poteri del premier e del governo rispetto al capo dello Stato e al parlamento. A nominare il presidente del Consiglio è sempre il presidente della Repubblica, ma quest'ultimo lo fa dopo aver "valutati i risultati delle elezioni per la Camera dei deputati": in pratica il premier è "eletto dal popolo" e il capo dello Stato si limita a una funzione notarile. Parimenti anche i ministri sono nominati e revocati dal capo dello Stato, ma "su proposta" del premier (cioè decide lui e il Quirinale ratifica), e non ci sono limiti a questo potere: il premier può cioè sostituire uno o più ministri non solo come oggi quando lo impongano esigenze esterne, ma a suo insindacabile giudizio.

Inoltre la fiducia è accordata non più al governo, bensì al presidente del Consiglio (governo del presidente), e non più da entrambe le Camere ma solo dalla Camera dei deputati. Con una modifica all'articolo 72 si consente poi al governo di chiedere la priorità ai suoi disegni di legge e l'obbligo di essere votati entro date certe. Per sfiduciare il presidente del Consiglio occorre una mozione firmata da almeno un terzo dei componenti della Camera (adesso è un decimo) e deve essere approvata a maggioranza assoluta. Non è ancora la "sfiducia costruttiva", per cui se cade il premier si torna alle urne, ma di certo si riduce di molto l'attuale potere del parlamento di sfiduciare il governo.

Presidenza della Repubblica

Con la modifica dell'articolo 83 viene cambiato il meccanismo dell'elezione del capo dello Stato, con l'abolizione dei delegati regionali per via dell'introduzione del Senato federale. Il suo potere di scioglimento delle Camere è limitato solo alla Camera dei deputati (non può sciogliere il Senato federale) e il presidente della Camera esercita funzioni di supplenza in caso di suo temporaneo impedimento. L'età minima per essere eletto scende da 50 a 40 anni.

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Commenti all'articolo

  • gbbonzanini

    04 Gennaio 2010 - 19:07

    caro Bonaiuti,non tenderla troppo la mano, rischi di trovarti senza mano e senza braccio.

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  • gmarcosig335

    04 Gennaio 2010 - 10:10

    Tendere la mano a questa sinistra è necessario per verificarne le reali disponibilità annunciate da qualche personaggio del Pd, ma attento Bonaiuti, si rischia di fare la fine di Muzio Scevola.

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