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Sondaggio, euro: il 53% degli italiani vuole abbandonare la moneta unica, le "cifre sorprendenti"

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Fausto Carioti
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La politicamente correttissima Luiss, università della Confindustria, è l' ultimo posto dal quale ti aspetti che esca qualcosa di meno che fedele all' ortodossia europeista. Stiamo parlando dell' ateneo che ha rimosso dalla cattedra lo storico Marco Gervasoni, colpevole di avere condiviso via Twitter la linea di Giorgia Meloni sull' immigrazione. Eppure è proprio il Cise, il Centro studi elettorali della Luiss, guidato da Roberto D' Alimonte, che ieri ha pubblicato l' analisi di un sondaggio ritenuto sorprendente dagli stessi autori. Visto ciò che è accaduto durante i mesi dell' epidemia, infatti, oggi il 53% degli italiani vorrebbe rivedere i rapporti con l' Unione europea: il 18% è favorevole ad abbandonare l' euro e il 35% auspica addirittura la soluzione estrema, la completa uscita dalla Ue.

 

 


GIOVANI SCETTICI
Già che ci siamo, dimentichiamoci il ritornello delle nuove generazioni entusiaste dell' accrocco europeo. «Il dato della nostra rilevazione sembra in qualche modo contraddire questa narrazione», avvertono gli analisti del Cise. Infatti «è il 43% degli studenti a considerare positivamente la membership dell' Italia, contro una maggioranza relativa del 46% che invece esprime un giudizio negativo». Anche tra i giovani, insomma, ci sono più contrari che favorevoli all' affiliazione europea. Sotto la spinta del Covid stanno cambiando pure le differenze tra destra e sinistra. La risposta dei nostri "partner" europei alle richieste di aiuto del governo Conte è condannata senza appello dall' 85% degli italiani, ma fa impressione che, tra chi la pensa così, ci sia il 64% di coloro che si dichiarano elettori del Pd e il 67% dei sedicenti renziani (tra grillini, forzisti, fratelli d' Italia e leghisti non ne parliamo: la quota degli imbufaliti parte dal 90% per arrivare al 98). Nonostante ciò, l' ampia maggioranza degli italiani di fede progressista ritiene ancora che far parte dell' Unione sia «un fatto positivo». Sul totale, si tratta comunque di una quota secondaria. «Abbastanza sorprendentemente», scrivono gli studiosi della Luiss, solo una minoranza degli intervistati (47%) vorrebbe che l' Italia rimanesse sia nella moneta unica che nella Ue».

Si tratta della «cifra più bassa mai registrata nei sondaggi a cura Cise che, seppur con livelli diversi di supporto, avevano sempre mostrato una maggioranza a favore della piena permanenza nella Ue». La percezione che i nostri connazionali hanno delle istituzioni europee e della «solidarietà» degli altri Paesi è dunque mutata in modo profondo. Per il resto, lo studio conferma le divisioni già note: la Ue piace a chi ha soldi in tasca ed è contestata da chi fatica ad arrivare a fine mese. Imprenditori e dirigenti, i cui affari spesso travalicano i confini nazionali, continuano a dare un giudizio positivo dell' appartenenza all' Unione, promossa dal 52% di loro (i contrari sono il 32%). Sul fronte opposto ci sono i disoccupati e gli operai, un' ampia maggioranza dei quali (58 e 57%) ritiene dannoso tale legame.


L' IRA DEI COMMERCIANTI
Particolare attenzione meritano i commercianti, forse la categoria più colpita dalla sospensione delle attività: oggi il 38% di loro chiede di uscire dall' euro (ma non dall' Unione) e il 26% vedrebbe con favore una completa Italexit. In altre parole, solo il 36% dei commercianti vuole restare nella Ue alle condizioni attuali. «La negatività espressa da questo gruppo non sorprende ed è, per certi versi, preoccupante», notano allarmati gli autori dello studio. Infatti, «qualora il nesso tra condizione socioeconomica e atteggiamenti verso l' Europa fosse confermato, all' incedere rapido della crisi potrebbe seguire una virata in direzione ancor più euroscettica della categoria», che diventerebbe così terra di facile conquista elettorale per Lega e Fratelli d' Italia. Dalle altre capitali europee, peraltro, non arrivano segnali di ravvedimento. Gli olandesi, con i loro veti, continuano a premiare la posizione di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Ieri il ministro delle Finanze, il cristiano-democratico Wopke Hoekstra, ha annunciato che il suo governo imporrà una serie di condizioni per dare il via libera ai prestiti del fondo salva-Stati finalizzati ad affrontare l' emergenza sanitaria. Chi accede al credito dovrà impegnarsi a spendere i soldi solo per tale scopo, accettando di sottoporsi a un controllo europeo. Sarà necessaria una «analisi dei rischi per la stabilità finanziaria e la sostenibilità del debito», dalla quale l' Italia difficilmente uscirebbe bene, e i prestiti dovranno avere una durata più breve di quella normale.

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