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Coronavirus, nuovi focolai e contagi in ascesa: il nodo-mascherine, perché è crollata la vendita

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L’allerta delle istituzioni è massima, il coronavirus non solo circola ancora, ma anche più del previsto a giudicare dalla cinquantina di focolai più o meno estesi che si sono accesi in varie zone d’Italia nel corso dell’ultima settimana. La cabina di regina del ministero alla Salute e dell’Iss continua a monitorare con attenzione, un piccolo allarme deriva dal fatto che per cinque giorni consecutivi i nuovi casi sono aumentati, anche se la situazione generale appare sotto controllo.

Ciò però non significa che si debba abbassare la guardia: a riguardo un po’ tutte le regioni sono preoccupate, a partire dal Veneto di Luca Zaia che adotterà un’ordinanza per tenere sotto controllo le persone contagiate e non rischiare un nuovo caso come quello dell’imprenditore 65enne di Vicenza che ha rifiutato il ricovero malgrado l’infezione. Stando alle indiscrezioni di Repubblica, molti cittadini non sono più spaventati dal virus, al punto che hanno smesso di comprare le mascherine: le vendite in farmacia si sono ridotte di due terzi. In più in bar, locali e luoghi pubblici si rispetta sempre meno il distanziamento e si indossano poco o male le mascherine. “Siamo preoccupati per la salute pubblica, non certo per i nostri affari - ha dichiarato Marco Cossolo, presidente di Federfarma a Repubblica - su ogni mascherina abbiamo un margine di guadagno bassissimo, circa 10 centesimi, quindi la riduzione delle vendite non pesa sui bilanci. Piuttosto è pericoloso che le persone le usino sempre meno”. 

 

 

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