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Gruppo San Donato, "la truffa delle protesi". Rimborsi irregolari e truffa alla Regione Lombardia, confermato il sequestro di 34 milioni

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Massimizzare i profitti, "a discapito della correttezza e trasparenza nei rapporti con l'ente regionale". Il gip di Milano Roberto Crepaldi descrive così la presunta truffa ai danni della Regione Lombardia messa in atto "se non da parte dei vertici aziendali, quantomeno dei dirigenti preposti all'ufficio acquisti" del gruppo San Donato. L'inchiesta riguarda i prezzi rimborsati dall'amministrazione pubblica per l'acquisto di protesi, vicenda per la quale oggi è scattato il convalido del sequestro d'urgenza da 34,7 milioni di euro a carico di 8 strutture ospedaliere del gruppo della sanità.

Il sistema, per l'accusa, è modellato su quello di un imponente raggiro sui rimborsi di farmaci che ha visto coinvolte sempre società del gruppo San Donato. La presunta truffa, scrivono i magistrati, consisteva nell'acquistare "da vari fornitori endoprotesi a prezzi di mercato" facendosi poi "rimborsare da Regione Lombardia il costo sostenuto", ma "omettendo di indicare le note di credito ricevute" dai fornitori "a scomputo del prezzo di acquisto a seguito del raggiungimento di alcuni obiettivi di acquisto", ossia gli sconti effettivamente praticati. Si tratterebbe, sostiene l'accusa di "una precisa scelta di politica aziendale". La "rispondenza della frode per cui si procede ad una precisa politica aziendale, rende finanche superflua qualsiasi disquisizione circa la colpevolezza, anche sotto il profilo soggettivo, dell'ente". Nel precedente della contesa sulla presunta truffa sui farmaci, San Donato decise di pagare alla Regione Lombardia 10 milioni di euro.

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