Cerca
Logo
Cerca
+

Italia serva di Mosca, perché la colpa è del centrosinistra: 2014, un anno cruciale

Giuseppe Valditara
  • a
  • a
  • a

L'unico strumento per fermare la guerra di Vladimir Putin è non pagare le sue armi e i suoi soldati acquistando il suo gas. I dati statistici forniti dal Ministero della transizione ecologica consentono di individuare pesanti responsabilità dei governi di centrosinistra nell'asservimento della politica energetica italiana a quella russa. L'andamento delle importazioni di gas rivela particolari degni di nota. Paradossalmente, proprio all'epoca del governo Berlusconi, nel 2009, inizia una diminuzione, ancorché provvisoria, dell'import di gas da Mosca, che passa dai 23.486 milioni di metri cubi del 2008, epoca del governo Prodi, a 19.999. Il trend si accentua nel 2010: le importazioni di gas russo crollano ad appena 14.964 milioni di mc, la quantità più bassa dal 1997. È anche interessante constatare per quell'anno la diversificazione delle importazioni: dall'Algeria proveniva quasi il doppio del gas che arrivava dalla Russia (27.670), ben 11.770 milioni venivano importati da quattro Paesi europei (Norvegia, Olanda, Germania, Austria e Croazia), 9.401 milioni dalla Libia di Gheddafi. La percentuale di gas russo, su un totale di 75.354 milioni di metri cubi importati, era soltanto il 19,8%. Le importazioni russe riprendono nel 2011 arrivando a 18.071 milioni nel 2012. Ma è nel 2013 che inizia la svolta: all'indomani del governo Monti e sotto il governo Letta le importazioni di gas russo schizzano a 28.073 milioni di metri cubi su un totale di 61.966, ben il 45,3%.

 

 

 

LA VERA DIPENDENZA

È a questo punto che inizia una vera e propria dipendenza italiana dal gas russo. Nel 2014 e nel 2015 le importazioni da Mosca rimangono costantemente sopra i massimi da un quindicennio. Sarà però nel 2017 che si tocca il record: 33.108 milioni di mc su un totale di gas importato pari a 69.650 milioni: il 47,5%, il record di sempre. E siamo all'indomani della crisi della Crimea. Le importazioni di gas russo rimarranno ai massimi livelli fino al 2019, iniziando una leggera flessione nel 2020, diminuzione che in termini percentuali prosegue nel 2021, anche se in termini assoluti l'import torna a risalire. Due fatti possono essere citati a testimonianza di quanto questa dipendenza fosse coerente con le politiche del centrosinistra: la benedizione data nel 2007 dal governo Prodi al progetto South Stream, che avrebbe accentuato quella dipendenza, progetto per fortuna poi accantonato; gli accordi di cooperazione energetica conclusi da Enrico Letta nel novembre 2013 a Mosca, pochi mesi prima di assistere, unico fra i leader europei, alle olimpiadi invernali di Sochi del febbraio 2014, partecipazione che fu oggetto di molti attacchi politici dal momento che, come scriveva Paolo Garimberti su Repubblica, «infrange un fronte occidentale del no, che va da Obama alla Merkel, passando per tutte le principali potenze della Ue e la stessa Commissione europea. Tanto più in un momento in cui la posizione di Putin, indurita dal lungo braccio di ferro sull'Ucraina, è marcatamente anti-europea».

 

 

 

Sotto non diversa luce appare la decisione di Matteo Renzi di partecipare, unico capo di governo occidentale, al forum economico di San Pietroburgo. E si era due anni dopo l'invasione della Crimea. E qui veniamo ad un secondo argomento dolente: nonostante l'embargo europeo, in vigore dal luglio 2014, il governo Renzi diede l'autorizzazione a vendere veicoli da guerra alla Russia per un valore di 25 milioni di euro. Il flusso di armi e munizioni esportate in Russia diminuisce negli anni successivi, per poi riprendere nel 2021. Insomma chi è senza peccato scagli la prima pietra. 

 

 

 

Dai blog