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La mostra su Tolkien smentisce la sinistra

Corrado Ocone
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Alla fine forse la migliore pubblicità alla mostra su Tolkien l’ha fatta la sinistra. A furia di parlare di uso di parte delle istituzioni compiuto dalla destra al potere, di “esposizione di regime”, e facezie del genere, l’evento ha registrato un successo inaspettato. Secondo i dati diffusi ieri dal Ministero della Cultura, nel primo mese di esposizione più di 28.000 visitatori si sono recati alla Galleria d’Arte Moderna di Roma per lasciarsi conquistare dall’universo solo apparentemente fantastico costruito dall’autore de Il Signore degli Anelli. Il fatto che desta poi ancora più impressione è che quasi un quarto dei visitatori è costituito da giovani sotto i 25 anni, a dimostrazione che non sono tutti ideologizzati o egemonizzati dal “pensiero semplice” delle sinistre. Quei giovani, se si offre loro un buon prodotto, sono ricettivi di fronte ad autori come Tolkien che hanno concepito la letteratura non come una forma di impegno politico, bensì come un insegnamento di vita valido per tutti.

 

 

Il paradosso è proprio questo: Tolkien non è un autore di destra, ma uno scrittore che attraverso il fantasy coglie le corde più profonde dell’animo. Egli è il cantore divalori come l’umiltà, la pazienza, la dignità. E propone uno sguardo sanamente ingenuo di fronte al reale, aiutando a sorprendersi davanti alle meraviglie del mondo senza schemi preconcetti e senza il filtro delle ideologie. Altro che “operazione nostalgia” di “ex fascisti”, come è stato detto! Il ministro Sangiuliano ha ironicamente definito «maestrini» col dito alzato tutti quegli intellettuali che, per compiacere la propria parte politica, avevano sbraitato contro l’iniziativa. Egli ha poi detto che il suo ministero continuerà a occuparsi di grandi scrittori, raccomandando di visitare la mostra su Calvino alle Scuderie del Quirinale, un autore certamente non di destra. La grande cultura non ha frontiere, né colori. Né può essere asservita a fini meschini o strumentalizzata. Essa è universalmente umana e delimita il perimetro della nostra identità occidentale, che solo gli stolti apostoli della cancel culture pensano di poter eliminare con un tratto di penna. 

 

 

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