Per una volta che sembrava andare tutto bene. Che quella famiglia marocchina l’aveva accettata, non l’aveva ostacolata, le era stata accanto. Massì-come-vuoi-tu-è-la-tua-vita. Di quella figlia adolescente (quindici anni appena) che aveva deciso di disfarsi del velo islamico. Una scelta sofferta pure per lei, probabilmente in bilico tra la sua identità di origine e la cultura nella quale sta crescendo (in Italia), tra il credo religioso in cui è nata e il Paese laico che l’ha accolta. Per una volta, una benedetta volta, che avremmo potuto raccontare una storia di integrazione e di rispetto e di libertà.
E invece no. Perché se a non mettersi di traverso, tra questa 15enne che vive nella Bassa modenese, in Emilia Romagna, e i suoi capelli al vento, sono stati i suoi genitori, ci hanno pensato le amichette di scuola. Ragazzine pure loro, marocchine pure loro, musulmane pure loro. E intransigenti. Irremovibili. Rigorose.
Prima l’hanno ascoltata, mentre si confidava e raccontava i dubbi che le erano venuti. Poi l’hanno consigliata, perché lei (ingenuamente) ha chiesto un parere di natura estetica (sto-meglio -con -o -senza?). Epperò dopo l’hanno allontanata, bullizzata, insultata, offesa (sui social e dal vivo), perseguitata, minacciata, denigrata, diffamata. Sei-una-prostituta. Sono arrivate addirittura alle mani: un giorno l’hanno circondata e tirata per i capelli, per quei capelli così scandalosamente liberi, l’hanno spinta a terra e l’hanno riempita di schiaffi sul viso, tanto che lei è dovuta andare al pronto soccorso, ce l’hanno portata mamma e papà, le hanno dato una prognosi di dieci giorni perché le lesioni che ha subito mica sono una sciocchezza.
Paolo Del Debbio zittisce l'imam: "Che bellezza il matrimonio combinato"
«Dio dice: non obbligate i vostri figli nel matrimonio», spiega Mohamed Ahardane, imam di Rieti. «&Egr...Tre bambine di quindici anni che, evidentemente sono lo specchio di qualcosa che non va. La procura del tribunale per i minori di Bologna, adesso, ha aperto nei loro confronti un fascicolo, nella cartellina sul frontespizio c’è scritto “stalking e lesioni aggravate” (aggravate perché la vittima non è maggiorenne e perché in tre contro uno non si fa neanche per scherzo, figuriamoci quando si sa che a prenderle, e seriamente, è una coetanea già in cura da uno psichiatra proprio per quello che sta subendo da mesi e che oramai ha talmente tanta paura anche solo di mettere piede in classe che ogni mattina, ai cancelli della scuola, si fa accompagnare dalla sorella maggiore).
Tutto questo è successo, negli ultimi mesi, qui, da noi, in Italia, in Europa, in Occidente: la decisione di togliersi il velo è di inizio anno, le prime accuse di fine primavera, il pestaggio di settembre e l’indagine della magistratura di questi giorni. Loro, le “amiche”, non hanno nemmeno mai avuto il coraggio di dirglielo in faccia, di guardarla dritta negli occhi e di informarla che col volto scoperto sarebbe cambiata ogni cosa. Le hanno voltato le spalle e basta, come se il motivo l’avessero dato per scontato.
E forse è persino peggio perché, al netto del disagio che questa 15enne col coraggio di fare quel che vuole è costretta a provare ogni volta che mette il naso fuori di casa, è il come si è arrivati alla gogna tra adolescenti, per questioni del genere, che lascia perplessi. Vuoi vedere che quella retorica, infinita, continua, che ci sciroppiamo in televisione e nei cortei, nei talk sempre politicamente correttissimi e nelle lezioni dei licei dove si può contestare solo se ce la si prende con una parte e basta; quella propaganda a cui oramai siamo assuefatti che non ci permette di dire che Israele sotto sotto ha pure diritto di difendersi, perché altrimenti ci tacciano di fascismo e di violenza verbale, però consente a fiumane di gente di sfilare col megafono in mano gridando slogan assassini come «From the river to the sea»; quella cultura, un po’ woke, un po’ nuovo femminismo, un po’ perbenismo 2.0, che sul velo ha le idee chiarissime, nel senso che lo difende a spada tratta perché l’importante è il rispetto religioso, quello della donna poi vediamo, e comunque lei, la donna, è chiaro che quando lo indossa è perché lo vuole, mica può esistere una che si rifiuta; ecco vuoi vedere che tutto questo sdoganamento qualche cortocircuito lo crea? E va da sé che nel 2024, a Modena, come a Milano o a Parigi o a New York, il capo uno se lo dovrebbe coprire se gli garba e scoprire quando gli va. Ammesso che si possa ancora dire, prima che fare.