Rispetto a quando erano insieme ai genitori, qualcosa nei bimbi del bosco sarebbe cambiato. In un'intervista a La Stampa, il papà Nathan Trevallion ha parlato della "loro incapacità di concentrarsi. Sono in uno stato costante di agitazione e ansia. A volte litigano fra di loro, cosa che prima non facevano". La vicenda è quella dei coniugi australiani Nathan e Catherine, da cui il tribunale dei minori dell'Aquila ha deciso di allontanare i tre figli di 6 e 8 anni giudicando inadeguato il casolare in mezzo ai boschi di Palmoli in cui stavano crescendo. Di lì il loro trasferimento in una casa famiglia a Vasto, sempre in Abruzzo.
Da quando i bambini sono lì, però, le cose non starebbero andando benissimo, stando alle parole del padre: "Sono spesso arrabbiati l’uno con l’altro e, quando per me arriva il momento di andare via, cercano di fare qualcos’altro, come se volessero sfuggire a ciò che provano. In quei momenti avverto la grande tristezza che c’è in loro. È come se volessero dirmi di non capire perché il loro papà deve tornare a casa da solo e lasciarli lì". Riferendosi ai rapporti degli assistenti sociali, invece, ha detto: "Io posso raccontarle ciò che vivo tutte le volte che vado a trovarli. Quando li lascio, uno di loro a volte rompe le cose che ama di più, litiga con i fratelli, anche con la sorella gemella a cui lui è molto legato. Lei invece piange e si arrabbia per ogni cosa quando vede il padre allontanarsi per tornare a casa. Poi c’è la più grande, 8 anni, che tende a contenere più degli altri la sua tristezza e la sua rabbia, ma inizia a mordersi le dita sino a farle diventare rosse".
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Mancano due settimane esatte al giorno in cui la consulente del tribunale abruzzese Simona Ceccoli inizierà l&rsq...Quello che gli chiedono più spesso i figli, ha rivelato Nathan, è "quando potranno tornare a casa. È tutto ciò che vogliono. Tornare a casa e vivere con i nostri animali, nella natura, rispettando le regole". Lui allora risponde loro "di essere forti, di prendersi cura l’uno dell’altro. Gli ripeto di amarli moltissimo, che mi mancano ogni giorno, che tutti stanno lavorando duramente per riportare loro e la mamma a casa. Che non hanno fatto nulla di male e che non è colpa loro quello che sta accadendo". Poi, quando lascia la struttura "mi sento sopraffatto da una grande tristezza e dal dolore, sapendo che i nostri tre bambini sono lì - ha spiegato -. A quell’età tutti hanno bisogno dei genitori e del loro amore, soprattutto se li hai avuti accanto in ogni singolo istante della tua vita, come è successo a noi. Ecco, a loro manca questo. Stiamo facendo tutto il possibile per aiutarli a riconquistare il nostro amore, il nostro affetto, la nostra considerazione di genitori".
Sulla moglie, Catherine Birmingham, ha detto che pure lei "sta sopportando uno stress enorme. Anche lei è sopraffatta dal dolore, dall’ansia, dalla tristezza nel vedere i nostri tre figli soffrire, sia dal punto di vista emotivo che ambientale. Contrariamente a ciò che si è detto e si è scritto, la nostra non è una famiglia senza amici. C’è tanta gente in questo paese e nelle zone limitrofe che non ci ha mai fatto mancare la sua vicinanza, né prima, né adesso che stiamo attraversando questo brutto momento. Sia io che Catherine vogliamo approfittarne per ringraziare tutti. Anche chi si è avvicinato a noi senza averci mai conosciuto, solo per portare una parola di solidarietà. E i tanti che si sono offerti per un aiuto concreto, come la casa, l’istruzione a domicilio, senza chiedere niente in cambio. Alcuni lo hanno fatto in modo silenzioso, evitando, come abbiamo deciso di fare anche noi, la ribalta dei media. Giornali e tv hanno fatto diventare il nostro asinello il più famoso del mondo, ma spesso hanno esagerato la rappresentazione di quella che è diventata la casa nel bosco".




