Libero logo

Trento, casalinga si fa male facendo i lavori domestici? Risarcita

di Luca Puccinigiovedì 29 gennaio 2026
Trento, casalinga si fa male facendo i lavori domestici? Risarcita

4' di lettura

Ha rischiato di non prendere nemmeno un centesimo di indennità. Eppure il referto che aveva in mano parlava di un’invalidità al 39% a seguito di un incidente domestico. Una caduta (rovinosa) per tutto il soggiorno di casa; lei lì, che urta per sbaglio un bracciolo del divano, è il settembre del 2021, che finisce gambe all’aria con in mano un cesto di panni umidi (sta andando verso l’asciugatrice del ripostiglio), che chiama l’ambulanza e, all’ospedale, subisce pure un intervento dato che si è rotta il femore. Questa signora, sessantenne, casalinga da sempre, di Trento, assicurata come prevede la legge dal 2001, che rimane suo malgrado impigliata in un caso giuridico, corsi e ricorsi, per via di un banalissimo errore sui documenti (dalla cartella clinica risulta che fosse seduta sul sofà, macché: stava lavorando), quasi cinque anni da quell’infortunio che le ha cambiato la vita, da allora non è più stata la stessa cosa, l’operazione, la degenza, le visite ortopediche, il girello, i mesi di riabilitazione e, adesso, finalmente, il calvario archiviato almeno sul piano processuale, la prospettiva di rifarsi delle spese legali (3.500 euro per le consulenze e 4.600 per il giudizio) e con una rendita vitalizia da infortunio domestico a carico dell’Inail.

È la storia di una battaglia in tribunale, questa. Ma è anche la storia di uno scivolone, di un sinistro come ne avvengono circa quattro milioni all’anno e solo in Italia: peccato semmai che non li calcoliamo mai, non ci facciamo mai caso, non diamo loro la giusta considerazione. Ci colpiscono (giustamente) le morti sul lavoro, piangiamo (legittimamente) le disgrazie nei cantieri, in fabbrica, negli stabilimenti di produzione.

Perché fanno male, perché morire lavorando è disumano, perché non dovrebbero verificarsi mai. Ma non ci fermiamo neanche un minuto, non facciamo i titoloni sui giornali, non sprechiamo minuti preziosi nei tigì, quando episodi simili accadono dentro le nostre abitazioni.

Ogni anno, da Palermo a Trieste, si contano dai tre ai quattro milioni di incidenti domestici; 1,8 milioni di volte è necessario andare al pronto soccorso (come è successo alla signora trentina); in 135mila casi si fa ricorso a un ricovero in una struttura sanitaria (proprio come è avvenuto a lei) e addirittura si stima che circa 5.500 persone muoiano in questo modo (per fortuna non è il caso riportato poche righe fa).
Le categorie più colpite sono, manco a dirlo, le donne, gli anziani e i bambini. Retaggio culturale o no (sono anche i soggetti che più di tutti non escono), la fotografia è abbastanza eloquente. Casa dolce casa, ma anche casa piena di pericoli.

Il fenomeno è talmente esteso e ha delle ricadute talmente impattanti su altri aspetti della vita pubblica (per esempio a livello sanitario o economico) che, negli anni passati, sia l’Istat che l’Iss, l’Istituto superiore di sanità, hanno provato a mapparlo, a capire dove, come e perché le statistiche ufficiali parlando di 55,4 infortunati domestici ogni mille italiani, che non è proprio una sciocchezza o una notizia da retrovia. C’è chi si fa male caricando la lavastoviglie, chi cucinando l’orata al forno, chi spazzando le scale (le scale, tra parentesi, sono uno dei posti più rischiosi in assoluto), chi spolverando i lampadari, chi semplicemente camminando per il tinello.

In oltre la metà delle vicende (cioè nel 55%) è una caduta. Non serve mica, per forza, aver lavato il pavimento o aver passato la cera sul parquet, basta salire su uno sgabello per sostituire una lampadina o perdere l’equilibrio mentre si sta facendo tutt’altro. La seconda causa sono le ferite da taglio (che valgono tra il 17 e il 25% degli episodi): qui l’ambiente per antonomasia è la cucina, ma anche il bricolage o alcuni passatempi che implicano l’uso delle forbici hanno il loro peso. Seguono gli urti e gli schiacciamenti (chi non si è mai ritrovato col piede in mezzo alla porta della camera o contro il cassetto del comò?) al 14% e le ustioni al 7% (ferro da stiro non ti temo, forse).

Tutto il resto, dalle intossicazioni ai soffocamenti sono assai meno frequenti a patto che non riguardino i più piccini (con un bimbo in casa servono gli occhi anche dietro, dicevano le nonne che non sbagliavano mai). Tra le lesioni più comuni ci sono le fratture (appunto), le distorsioni e le lussazioni, oppure le contusioni: però attenzione, se non c’è un modo per evitarli, questi incidenti domestici della malora, c’è sicuramente quello per prevenirli e cercare quantomeno di limitarne i danni. Occorre anzitutto creare un ambiente sicuro con un’adeguata illuminazione e tappeti antiscivolo; è meglio pensarci bene prima di accendere apparecchi elettrici (tra l’altro, a far così, ringrazia anche la bolletta); infine, quando si è in casa, comodità sì ma sicurezza ancor di più, indossare calzature adeguate e non ciabatte dalla suola lisa è una buona norma (forse non salvavita ma quasi).