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Askatasuna e caos a Torino: adesso basta, questi teppisti arrestateli tutti

di Pietro Senaldi domenica 1 febbraio 2026

4' di lettura

Askatasuna ieri non si è presa Torino, come si era ripromessa con toni guerriglieri. Ha solo fatto molti danni che ripagheranno i torinesi, rovinato il sabato del villaggio a famiglie e commercianti e disgustato le persone civili. La teppaglia del centro sociale ha però anche dato prova di essere il punto di riferimento dell’opposizione violenta e illegale al governo Meloni. L’opposizione è lecita e perfino benefica, se fatta in termini civili e, possibilmente, con argomenti solidi e non pretestuosi. La violenza invece è criminale; se poi la si esercita contro lo Stato, come gli incappucciati di Aska, con armi e bombe incendiarie, il suo nome tecnico potrebbe anche essere terrorismo.

Gli antagonisti piemontesi sono stati capaci di chiamare intorno a sé i colleghi romani di Spin Time e del Quarticciolo Ribelle, anche loro brutti e cattivi, i milanesi del Leoncavallo e della Torchiera, un po’ più sfigati, qualche commando organizzato dalla Francia e dalla Spagna e li hanno mischiati ai collettivi studenteschi ai quali, incautamente, la rettrice dell’Università aveva concesso aule e spazi per pianificare l’orrido spettacolo di ieri. La signora poi ha fatto una mezza retromarcia ma si è beccata l’occupazione dell’ateneo e ha dovuto sospendere le attività didattiche, per organizzare le quali è pagata. Ma questo è un dettaglio.

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E la sinistra normale? Se esiste, ha passato la giornata a indignarsi perché un sacrestano ha dipinto la faccia di Giorgia Meloni su un’anima del purgatorio in una chiesa romana restaurando un’opera senza valore o a sfilare perché gli agenti dell’Ice non vengano alle Olimpiadi a difendere gli atleti americani.

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LA SINISTRA DECIDA
Le violenze di Askatasuna, che ha menato selvaggiamente dei poliziotti - ci sono e si vedono le facce, quindici aspettiamo arresti e pene severe - sono ultime nell’agenda delle preoccupazioni di Elly Schlein e seguaci. La giornata di ieri invece dovrebbe segnare un discrimine. È questa la rivolta sociale che invoca Maurizio Landini, visto che nel corteo è sono stati riconosciuti perfino esponenti autorevoli della Silp Cgil polizia? Sono gli avanzi di galera all’opera ieri i partigiani sui quali conta il Pd per fermare la deriva autoritaria del Paese? Avs intende ancora mischiarsi con Askatasuna e presentarla come l’anima sana del Piemonte? In definitiva, fino a dove è disposta ad arrivare la sinistra e con quali alleati è pronta a fare comunella pur di mettere in difficoltà il governo? Qualcuno cerca il morto per invocare un governo d’unità nazionale e portarci a votare nel caos, naturalmente addossandone le responsabilità a Meloni e soci? E se il centrodestra dovesse rivincere, il piano B sarebbe la guerra civile intonando Bella Ciao? Siamo noi che esageriamo? Francamente, ce lo auguriamo, ma il nostro cellulare trabocca di sms di politici e sindacalisti di sinistra indignati che mi scrivono «e pensare che tra noi c’è ancora chi vuole parlare con questa gente...». 

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È vero che gli esponenti dei sindacati e della politica che ieri erano al corteo non hanno partecipato agli scontri. Ma è ancora più vero che le sfilate del centro sociale torinese finiscono più o meno tutte così e che i disordini erano annunciati dagli organizzatori, che anzi sono riusciti a fare meno danni di quelli che speravano. Quindi a Schlein, Bonelli, Conte e compagni si impone una scelta netta e definitiva: o con i teppisti, o contro. Un politico e un sindacalista non possono muoversi sul filo della legalità, strizzare l’occhio ai delinquenti, arrivare perfino a cercare il loro consenso. Non lo possono fare mai, men che meno se poi pretendono di presentarsi agli elettori come i soli rappresentanti dei valori costituzionali e il baluardo della democrazia. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha definito i protagonisti degli scontri di ieri «un pericolo per la convivenza civile».

Paolo Zangrillo, ministro torinese alla Pubblica Amministrazione, ha invitato la politica che ha sfilato ieri con i teppisti a «vergognarsi». Il segretario generale torinese del sindacato di Polizia Fsp, Luca Pantanella, ha definito Askatasuna «il male assoluto». Hanno ragione loro o l’onorevole Grimaldi? Ai cittadini del capoluogo piemontese, e agli italiani tutti, la risposta.

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