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Addio Domenico, ci restano tante domande sul mistero della vita

Il destino del bimbo ci fa vacillare e ci costringe a guardare in fondo, inchinandoci davanti al grande mistero dell'esistenza
di Lucia Espositodomenica 22 febbraio 2026
Addio Domenico, ci restano tante domande sul mistero della vita

3' di lettura

Il destino triste del piccolo Domenico ci fa vacillare, ci scaraventa sull’orlo del baratro e ci costringe a guardare in fondo, inchiodandoci davanti al grande mistero della vita. Perché muore un bambino di due anni? Come può sua madre, che sembra Maria ai piedi della croce di Cristo, sopravvivere a questo lutto per cui perfino il vocabolario non ha le parole giuste? Un genitore che perde un figlio non si chiama, non esiste una parola che riesca a racchiudere l’enormità di una perdita tanto innaturale, una lacerazione piantata nella carne. È morire prima del tempo, vivere a metà fino alla fine.

Domenico doveva avere un cuore nuovo, avrebbe dovuto diventare grande, giocare, correre, cadere e rialzarsi, ridere, piangere, e innamorarsi portandosi in petto i battiti di un altro bambino morto a quattro anni. Nella tremenda tombola della vita e della morte era toccato proprio a lui quel cuoricino sano e forte. Era primo nella lista d’attesa, era il piccolo che più degli altri aveva bisogno di un trapianto, ed era stato fortunato quando il giorno dell’antivigilia di Natale gli era arrivato dal cielo il dono di un cuore nuovo. Ma poi quello stesso cielo si è scordato di lui, quel Dio, che in questi giorni in cui Domenico era prigioniero dentro un cuore bruciato, tutti abbiamo invocato, pregato, implorato, si è dimenticato di questo piccolino e tutto quello che doveva andare storto è andato anche peggio per colpa dell’incuria, della sciatteria, dell’irresponsabilità di chi ha trasportato l’organo, di chi non ha avuto rispetto per la morte del bambino i cui genitori avevano scelto la donazione e non ha avuto a cuore la vita di Domenico. 

Se fosse morto durante il trapianto, se la causa fosse stato un errore medico, avremmo avuto appigli logici, una spiegazione a cui aggrapparci. Quello di Domenico è un omicidio per incuria ed è pertanto ancora più inaccettabile. Questa morte inflitta per distrazione, perché chi doveva fare il proprio dovere non l’ha fatto o l’ha fatto male resterà inspiegabile. Se un solo medico o infermiere coinvolto nel trapianto e nell’espianto avesse pensato a Domenico e all’altro bambino come se fossero i propri figli, avremmo scritto un altro finale. Domenico è stato ucciso per sciatteria, perché nel trasporto quel cuoricino è stato trattato come un semplice pezzo di carne, invece era nuova vita pronta a palpitare ancora a lungo. Ieri, un uomo di mezz’età è arrivato da Caserta davanti all’ospedale e si è inchinato per chiedere scusa al piccolino. Scusa perché non abbiamo avuto cura dite. Scusaci Domenico, anche a nome di chi dovrebbe chiedere perdono e non l’ha ancora fatto. Cosa ci dice questa tragedia? Che le nostre azioni hanno conseguenze, sempre. Che ci vuole attenzione nella vita di ogni giorno, che quando di mezzo ci sono dei bambini l’attenzione deve tramutarsi in cura e la cura in amore, anche se quei bambini non sono carne della nostra carne. Domenico ha già fatto un piccolo miracolo: in questi giorni tutti i nostri cuori hanno battuto per lui e ciascuno di noi, guardando negli occhi i propri figli, ha pensato a quel bimbo col cuore bruciato e ha compreso che i bimbi sono tutti figli nostri. 

La sua mamma non ha mai maledetto nessuno, ha sperato fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo battito di Domenico. Ma il pensiero va anche a un’altra mamma, un’altra vita che merita una devozione più silenziosa ma uguale per intensità: è quella del piccino che ha donato il suo cuore che è stato sprecato. Per le mamme e i papà dei bimbi secondi, terzi o quarti in quella lista d’attesa dove tutti dovrebbero essere primi, un organo sprecato è la speranza che si sbriciola, lo spettro della fine che avanza. Arriverà la giustizia, speriamo. Ogni responsabile dovrà pagare senza scappatoie. Per Domenico e per l’altro bambino che è stato sgambettato mentre era sulla sua porta per pompargli sangue e amore, speriamo che questo sacrificio non sia inutile. La sua mamma ha detto che sono due angeli. Non sono polvere da conservare in una bara o in un’urna, sono i nostri bambini che non abbiamo saputo proteggere. Chi ha fede crede nella risurrezione e li immagina giocare nel paradiso di bambini. Chi non ce l’ha cade in quel precipizio che è il mistero della vita. Ora piangiamo ed è giusto così mentre Dio, da lassù, sta zitto. O forse piange pure.