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Fanpage, anche la Cgil attacca Cancellato: stipendi, l'affondo del sindacato

di Fabio Rubinigiovedì 26 febbraio 2026
Fanpage, anche la Cgil attacca Cancellato: stipendi, l'affondo del sindacato

3' di lettura

Nella vicenda della multa milionaria presa da Ciaopeople Media Group, la società editrice di Fanpage e Citynews che fa capo alle varie testate locali Today, s’inserisce anche la Cgil. Anzi, se possibile, il sindacato rosso mette il sigillo definitivo sulle polemiche scaturite dalla pubblicazione della notizia. Come ricorderanno i nostri lettori, la questione è legata a un’ammenda da 8 milioni di euro che l’Inps ha comminato alla società editrice perché secondo l’istituto previdenziale le due società avrebbero dovuto versare i contributi per i lavoratori sulla base delle retribuzioni previste dal contratto nazionale dei giornalisti firmato dal sindacato unitario Fnsi e dalla federazione degli editori, la Fieg.

Invece entrambe applicano il contratto delle aziende aderenti all’Unione stampa periodica italiana (Uspi) sottoscritto dal sindacato Figec-Cisal, che prevede stipendi per i lavoratori più bassi di circa il 40%. Insomma un bel risparmio che, secondo Fnsi e Fieg avrebbe dovuto essere temporaneo, giusto il tempo di assumere una ventina di giornalisti che, in un secondo momento, avrebbero dovuto essere regolarizzati con i contratti standard, più remunerativi per gli assunti e più onerosi per il datore di lavoro. Una versione fortemente contestata dai vertici di Fanpage, che anzi accusarono Libero e altre testate di aver strumentalizzato la vicenda a scopi politici. Ma che è stata confermata da numerose testimonianze e denunce di ex giornalisti, che hanno fatto scattare le due ispezioni dell’Inps che hanno portato alla multa finale.

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Bene, la discesa in campo della Cgil non solo spazza via il movente politico, ma se possibile getta nuove prospettive sulla posizione della Ciaopeople. La sezione campana del sindacato, infatti, ha comunicato l’apertura dello stato di agitazione. Lo ha fatto con una lettera indirizzata alla direzione aziendale e a tutti i lavoratori della società editoriale: «La scrivente Organizzazione sindacale- si legge nella missiva -, vista l’indisponibilità dell’azienda, nonostante i ripetuti solleciti ad affrontare e definire i temi aperti, ovvero: 1) Elemento di garanzia retributiva; 2) Premio di risultato; 3) Ferie, Vi comunica l’apertura dello stato di agitazione dandovi da subito la disponibilità ad un incontro che affronti e trovi soluzioni alle questioni aperte. Rammentiamo - prosegue la comunicazione - che aspettiamo da circa 40 giorni una vostra convocazione. Ci riserviamo di comunicare successivamente le azioni sindacali che metteremo in campo».

Insomma, anche per i sindacati il comportamento di Ciaopeople non è in linea con le politiche del lavoro portate avanti dalla Cgil. Di più, i landiniani strigliano la società che per 40 giorni non ha ritenuto opportuno rispondere alla richiesta di convocazione. Promettendo battaglia. Va detto per completezza, che Ciaopeople ha annunciato ricorso contro la multa dell’Inps per tutte le testate coinvolte. Così come non si può tacere il fatto che molte testate anche online- tendenti a sinistra hanno difeso a spada tratta Fanpage, scaricando di fatto i colleghi giornalisti costretti a lavorare senza aver sottoscritto il contratto nazionale e con uno stipendio più basso. Addirittura il Post, in un articolo non firmato, attacca il sindacato dei giornalisti che «difende il contratto storico e i suoi vari privilegi, talvolta anacronistici, di cui la categoria dei giornalisti gode da decenni e che in parte hanno contribuito a limitare l’accesso alla professione».

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