Una svolta, clamorosa e inquietante, nella vicenda della morte di Luca Canfora, il costumista di Paolo Sorrentino. La Procura di Napoli ha infatti iscritto nel registro degli indagati un collega del professionista 51enne, morto a Capri il primo settembre 2023 durante le lavorazioni di Parthenope. A suo carico viene ipotizzato il reato di "false informazioni al pubblico ministero".
Gli investigatori vogliono chiarire se il testimone, ascoltato nel corso dell'inchiesta, abbia fornito una versione non veritiera dei fatti oppure se il tempo abbia inciso sulla precisione dei suoi ricordi. Un passaggio ritenuto decisivo, perché alcune sue dichiarazioni sarebbero state smentite dai filmati di videosorveglianza acquisiti dalla Squadra Mobile, che conduce gli accertamenti insieme al pm Silvio Pavia.
La morte di Canfora resta avvolta da molti interrogativi. Il costumista precipitò dai Giardini di Augusto, gli stessi da cui, nelle ore precedenti, Sorrentino stava girando una scena di suicidio prevista dal film. Gli inquirenti, allo stato, non escludono alcuna ipotesi: dalla scelta volontaria al malore, fino all'eventualità che qualcuno possa averlo spinto.
Sebbene la pista del suicidio resti quella finora ritenuta prevalente, Procura e Polizia di Stato stanno continuando ad approfondire ogni dettaglio. Già lo scorso giugno, dopo l'esame degli esiti autoptici, era emersa anche l'ipotesi di un'aggressione culminata in omicidio. A orientare questa nuova valutazione era stata la seconda autopsia, disposta dopo la riesumazione della salma.
Il corpo di Canfora venne trovato in mare il primo settembre 2023, nelle acque sotto i Giardini di Augusto, dopo il recupero effettuato da un canoista. Già i primi esami autoptici avevano evidenziato fratture che, secondo i familiari, apparivano poco compatibili con una caduta dall'alto. Da qui la decisione della famiglia di presentare un esposto, chiedendo ulteriori verifiche.
Anche le immagini registrate il giorno delle riprese sono finite al centro dell'indagine: mostrerebbero Canfora entrare nei Giardini di Augusto senza poi documentarne l'uscita. I parenti, e in particolare il fratello Giuseppe, hanno sempre respinto l'ipotesi del suicidio. Per sostenere la richiesta di nuovi approfondimenti investigativi, la famiglia si è affidata anche al consulente Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma.




