Transfemministe contro l'adunata degli alpini in programma a Genova dall'8 al 10 maggio. "Siamo in guerra. E Genova festeggia. Con una grande adunata che negherà il diritto allo studio, ai servizi educativi, alle aree verdi e parchi pubblici, alla libertà di circolazione in città ed esporrà molt3 a molestie e violenza", si legge sulla pagina Facebook dell'associazione "Non una di meno". Anche se si tratta di una festa simbolo di solidarietà, volontariato e spirito di corpo, c'è chi ancora sceglie lo scontro ideologico, parlando di "euforia nazionalista e patriottica" e di "un mondo fatto di divise, maschilità tossica e cameratismo militaresco".
Parole forti che si scontrano con la realtà di un corpo, quello degli alpini, storicamente legato alle emergenze nazionali, dalla Protezione civile alle missioni umanitarie. Sulla pagina di "Non una di meno", però, si insiste: "La presunta inevitabilità della molestia, il primato dei festeggiamenti militareschi sul benessere collettivo, sanciscono una normalizzazione del sessismo e del militarismo che, oggi più che mai, non possiamo lasciar correre". E ancora: "Sotto il clima di festosa normalità si cela un immaginario che non ci appartiene: *Maschilità tossica e goliardia*: festeggiamenti di corpo militare che più di ogni altro evoca l’immagine di un patriottismo benevolo, incarnato da uomini cui dovremmo, in nome della loro dedizione alla collettività, concedere il vezzo di perpetrare molestie, abusi e insulti sessisti e razzisti; *Violenza di genere*: anni di denunce per molestie verbali, fisiche, abusi che ciclicamente accompagnano queste celebrazioni; *Militarismo normalizzato*: un modello che pone la guerra come evento inevitabile e fondante; *Diritti sospesi*: la scuola non è una priorità, l'educazione, le relazioni, le vite delle persone giovani si possono sacrificare per non disturbare la sfilata del maschilismo patriottico armato".
Quando parlano di molestie, il riferimento sarebbe a quanto successo all’adunata di Rimini del 2022. In quel caso, furono lanciate delle accuse mai formalizzate però in una denuncia giudiziaria. Tutto era finito in una bolla di sapone. Ma le transfemministe insistono su questo punto. "Rifiutiamo di celebrare il connubio tra patriottismo e violenza patriarcale soprattutto oggi, in un mondo devastato da guerre, massacri e genocidio. Lottiamo ogni giorno per proporre nuovi immaginari liberi dalla violenza del patriarcato e della guerra. Vogliamo spazi pubblici, inclusi quelli scolastici, accessibili. Vogliamo città libere dal sessismo e dalle armi", si legge infine nel loro post.
Per quel che riguarda la chiusura delle scuole, invece, se in questo caso sembra essere considerata come il male assoluto, non è stato mosso un dito invece quando l'interruzione dell'attività scolastica è stata causata da proteste, cortei studenteschi spesso degenerati in scontri, blocchi stradali e ferroviari organizzati da gruppi ambientalisti, occupazioni universitarie e manifestazioni pro-Palestina.