Un ragazzo di 38 anni, in macchina, da solo, per i fatti suoi, che parla ad alta voce. È il 14 aprile dell’anno scorso, da qualche settimana è finito nel frullatore mediatico del “caso Garlasco”. Andrea Sempio non lo sa che lì, tra i sedili della sua auto, c’è una cimice che registra tutto quello che dice.
E allora dice di aver chiamato Chiara Poggi prima del delitto di quel maledetto agosto del 2007, dice di aver tentato un approccio con lei, dice che la ragazza gli ha risposto che non voleva neanche stare al telefono.
Dottor Mencacci, ma è così strano parlare da soli mentre si guida? (Claudio Mencacci fa lo psichiatra, è direttore emerito di Neuroscienze al Fatebenefratelli di Milano)
«La rielaborazione e il pensare a voce alta in auto è una cosa molto comune. Lo si fa parlando ad alta voce, anche quando non c’è nessuno, e alle volte ci può aiutare a prendere decisioni, a chiarirci le idee o a dare un po’ di forma alle emozioni che stiamo vivendo».
Non le chiedo di entrare nel merito perché non sarebbe corretto, ma di certo Sempio, in quei mesi, di emozioni ne stava vivendo parecchie. Era appena stato iscritto nel registro degli indagati...
«Guardi, sotto questo profilo è un evento assolutamente consueto ed è un mix tra aspetti mnemonici, una sorta di auto-dialogo e il tentativo di dare un senso a quelle connessioni per rimettere ordine. Non ci vedrei altro, sinceramente».
Cosa intende per “aspetti mnemonici”?
«Bisogna tener conto di come funziona la nostra memoria. La memoria non è una registrazione perfetta, ogni volta il nostro cervello ricostruisce le cose con qualche modifica. E questo fa parte della memoria ricostruttiva con la quale cerchiamo di evocare il passato, ma nel farlo lo modifichiamo e quindi facciamo delle “simulazioni mentali”».
Per quale motivo?
«Per fare dei check con noi stessi. È un auto-dialogo che serve anche a riorganizzare un po’ i pensieri. Tenga conto che l’automobile è uno spazio privato».
Nel senso che lo intendiamo come nostro e basta, chiuso anche fisicamente rispetto al mondo?
«È un ambiente intimo, privato nel vero senso della parola, rappresenta la persona con se stesso. E proprio per questo viene naturale parlare ad alta voce. A chi non è successo? Magari si fanno anche le grandi prove di dialogo, no? È anche un modo di interpretarsi. E lo stesso vale per rivivere un episodio del passato, che può essere un espediente, glielo ripeto, semplicemente per rimettere ordine».