Alice è morta a 11 anni, intrappolata nel bocchettone di una piscina di Sestri Levante. Alessio era andato al luna park di Spotorno con alcuni amici, si è avvicinato al dispositivo che misura la potenza del tiro, ha dato un calcio col piede scalzo ed è morto fulminato a 15 anni. Certi giorni la cronaca è più spietata di altri e ieri il flusso ininterrotto di notizie ha registrato anche la perdita di Valentina, figlia dell’allenatore Silvio Baldini. Nei primi due casi le indagini daranno un nome a eventuali colpevoli, in tutte queste storie ci sono genitori che hanno perso tutto ma non hanno un nome. Non sono vedovi, non sono orfani, sono niente. Tra i due milioni di parole della lingua italiana non esiste termine che li definisca.
Alcune associazioni di genitori che hanno vissuto questo lutto hanno chiesto alla Crusca di valutare il neologismo “Atefano” (orfano di figli) per battezzare ciò che nome non ha. Ci chiediamo se si possa definire l’indicibile, se esiste una parola che riesca a contenere il vuoto che lascia un figlio sepolto. Neanche Omero davanti a Priamo che bacia le mani dell’assassino di suo figlio trova la parola per quel padre. Non la trova perché non c’è.




