Urlavano fino a qualche giorno fa le compagne della Schlein. E rimproveravano la maggioranza per la priorità legge elettorale... Rincarava la dose, proprio ieri, il senatore Alessandro Alfieri: «Quattro anni di governo Meloni e gli italiani continuano ad aspettare risposte. Mentre benzina e costo della vita aumentano, il governo non interviene sulle emergenze che colpiscono famiglie e imprese. Per la maggioranza la priorità, invece, è la legge elettorale.
Ancora una volta, il potere viene prima dei problemi reali del Paese. Gli italiani meritano un Governo che affronti le priorità del Paese, non uno che pensa solo a conservare se stesso!». Domanda da mille pistole: e il Pd? Già, perché ci sono anche le priorità delle donne del Nazareno, in testa Valeria Valente che ha pensato bene di presentare un disegno di legge sul linguaggio... Aboliamo il maschile. Dopo la Boldrini, arriva lei a preoccuparsi se la Meloni preferisce essere chiamata come “il presidente del Consiglio”; e che c’azzeccano le preferenze lo sa solo lei, la Valente, che pare lamentarne l’assenza ma dimentica che il voto segreto (maschile) lo ha chiesto il Pd (maschio pure lui). Non saranno gli effetti del caldo, ma ci andiamo vicino. Per il Secolo d’Italia è «il ddl della discordia grammaticale-gender», perché non si limita semplicemente a raccomandare “buone prassi”, ma pretende di normare per legge il vocabolario della pubblica amministrazione. Basta con la parola uomo, ci vuole quella più corretta, “persona”.
Analoga sorte dovrà toccare a titoli accademici, professionali e onorifici dovranno essere tassativamente declinati al femminile. Ci salveremo solo noi che ci qualifichiamo come “giornalista”. Poi ti chiedi che titolo abbiano costoro nel dettarti lezioni di priorità politiche quando se ne escono con normative a cui nessun italiano pensa. E senza neppure avvisare il povero senatore Alfieri... In pratica vogliono una legge il cui linguaggio sia “rispettoso delle regole grammaticali della lingua italiana e non discriminatorio nei confronti delle donne”. Cambiatele direttamente legge per legge, si potrebbe rispondere, ma sarebbe una sfida troppo forte per chi ha bisogno solo di propaganda. Speriamo solo che le minoranze destinate a rimanere tali anche dopo il 2027 non vogliano inserire il disegno di legge tra le priorità dell’opposizione nel calendario parlamentare. Non osiamo pensare a quali emendamenti si beccherebbero contro nel nome del politicamente scorretto. Risparmiate alla Camera e al Senato uno spettacolo del genere, che davvero sarebbe umiliante per le donne più di una parolaccia. Per quindicimila euro al mese crediamo che il popolo italiano abbia diritto a chiedervi performance migliori anziché lo sfoggio di una cultura esibizionista.




