«Stando all’informativa che ha chiuso le indagini il 6 maggio del 2026, dopo ci sono state solo repliche alle nostre consulenze, sono diversi i punti sui quali ci sarebbe da replicare». Il difensore di Andrea Sempio, Liborio Cataliotti, è uno che il “caso Garlasco” lo conosce a memoria. Non ha bisogno nemmeno di tirar fuori le carte.
Avvocato Cataliotti, la incalzo subito: c’è il dna sotto le unghie di Chiara, come la mettiamo?
«Ecco, appunto. Tanto per iniziare non è dna, sembra essere una sfumatura ma non lo è, è un aplotipo che è stato trovato sulle punte delle dita di Chiara Poggi. E ha ragione lei, è l’unica “prova” che sarà utilizzabile in un eventuale dibattimento, peccato che le conclusioni del perito nominato dal gip, la dottoressa Albani della polizia di Stato, smentiscano il teorema accusatorio».
Cioè?
«Sostengono che non si può dire né come né dove né quando quell’aplotipo (che per giunta è misto, cioè di più persone, aggiungerei almeno quattro) si sia depositato lì. Non è possibile sapere se per contatto diretto o indiretto, per esempio».
Allora la famosa impronta numero 33...
«...che però, a oggi, non esiste più, abbiamo solo una foto, e all’epoca venne ritenuta giuridicamente non rilevante, cioè non riconducibile alla dinamica omicidiaria, quindi non assegnabile a nessuno nonostante fu sottoposta a due test diversi».
Però ora ci sono tecnologie che nel 2007 non c’erano, non sono utili?
«Guardi, la pretesa sulla base di un’immagine di dire che l’avrebbe lasciata l’assassino il quale sarebbe stato posizionato due gradini sopra e fosse propeso in avanti, a me sembra un grandissimo azzardo. Sulla base di una sola foto non si può ricostruire nulla. Per non parlare delle cosiddette “autoincriminazioni” o dei soliloqui del mio assistito in macchina».
Non li avrei tirati in ballo, ma già che ci siamo: perché?
«Siamo assolutamente in grado, per ciascun episodio, di ricondurlo a una trasmissione televisiva o a un podcast o ai relativi commenti degli utenti che Sempio si è limitato a riprodurre, se li stava appuntando. Stop. Abbiamo già fatto delle produzioni ma le arricchiremo e indicheremo da dove ha attinto. Lo stesso vale per le pagine del diario».
In questi mesi è stato detto di tutto, sono state ricordate le telefonate fatte a casa Poggi qualche giorno prima, si è parlato dei video intimi di Chiara e Alberto: questo quanto pesa?
«Quelle telefonate sono già state ampiamente spiegate dall’allora testimone Sempio nel 2008; i video lui non ha mai potuto visionarli semplicemente perché non li ha mai avuti: erano su una chiavetta che è dimostrato è sempre rimasta nella disponibilità di Chiara. Glielo ripeto, tutto il resto si tratta di suggestioni. Che sia scappato dal retro, che la violenza sia durata molto, che abbia scavalcato, è tutto un teorema».
La vostra consulenza cosa dice?
«È fatta di cento e passa pagine, l’abbiamo realizzata con materiale altamente sofisticato, anche con i raggi del piede del ragazzo per dire, con testimonianze, con le pagine del suo diario del 2010 che dimostrano che il suo piede non può aver lasciato le impronte dell’assassino».
Come mai?
«Il piede è largo da 11,3 a 12 centimetri, la scarpa che ha lasciato quelle impronte può essere larga 8,2 centimetri se fosse stata un 40, al massimo 8,9 centimetri se fosse stata un 42 come teorizza l’accusa. Come avrebbe potuto alloggiare lì il piede? È materialmente impossibile».
Queste misurazioni come le avete fatte?
«Col parere di un antropologo, la consulenza di un medico legale e di un ortopedico. Abbiamo acquisito i raggi per far vedere che non ci sono alterazioni anatomiche e che la zona molle non può essersi accresciuta. Abbiamo recuperato anche una pagina del diario di sedici anni fa, che hanno peraltro acquisito pure gli inquirenti, in cui Sempio dice: “Trovo le scarpe che mi piacciono, spero di trovare dai cinesi anche il numero 44 che è il mio”. Questo è quanto, altro non c’è».
Senta, un conto è la richiesta di rinvio a giudizio, un altro è l’effettivo avvio del processo. Siete speranzosi?
«Noi non speriamo, noi difendiamo. Io lo faccio giorno per giorno».