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I tassisti: "Occuperemo le città"

Le categorie si oppongono alle liberalizzazioni. I commercianti protestano: "80mila negozi a rischio chiusura"

Giulio Bucchi
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Il presidente del Consiglio, Mario Monti, li ha paragonati a «colli di bottiglia» da far saltare, preferendo congelare il termine lobby. Avendo lavorato a lungo a Bruxelles, il professor Monti sa perfettamente cosa sono le lobby e che peso hanno i lobbisti nelle trattative. Meglio allora la metafora enologica a quella economica, pur trattandosi di liberalizzazioni. Ma ai diretti interessati, benzinai, tassisti, commercianti, farmacisti e professionisti poco importano questi sofismi lessicali. A loro interessa la sostanza del problema, ovvero il contenuto del decreto legge al quale sta lavorando il governo e che mira a «far saltate i colli di bottiglia» che «rallentano la crescita del Paese». Anche se l'intervento sui taxi è ancora da definire, i conducenti delle auto bianche sono già sul piede di guerra e rischiano di «aggiudicarsi» la guida dell'esercito dei ribelli. «Se il collo di bottiglia da far saltare dovesse essere il nostro», spiega Loreno Bittarelli, presidente presidente nazionale di Uritaxi, «ci uniremo a tutte le categorie e lotteremo duramente e ad oltranza. Il governo e il parlamento rispettino gli impegni presi con noi». «Non siamo una lobby», spiega Bittarelli, «e con la liberalizzazione delle licenze si crea solo una sorta di oligopolio». Lobby o no i tassisti, se dovesse passare questo decreto, sono pronti a «bloccare le città». Anche farmacisti e i petrolieri hanno messo le mani avanti. «Il governo è già intervenuto sulla liberalizzazione dei farmaci», spiega Annarosa Racca, presidente di Federfarma, «sui farmaci di fascia C il parlamento ha già deciso di demandare la questione all'Aifa». Pasquale De Vita, presidente dell'Unione petrolifera, invece, ha detto subito «no» a eventuali misure che possano consentire ai gestori delle pompe di benzina di rifornirsi bypassando le compagnie cui sono legati. «Gli impianti di distribuzione sono costruiti dalle società petrolifere, la manutenzione viene effettuata dalle società, il marchio è della società e con tutto questo sono dati in uso gratuito al gestore perché venda la benzina della società», afferma De Vita, «non è pensabile che il gestore si vada a comprare la benzina da un'altra parte». Sul piede di guerra anche le associazioni di categoria dei commercianti. «Per effetto delle liberalizzazioni e della crisi nei prossimi tre anni chiuderanno 80 mila esercizi commerciali e si perderanno 240 mila posti di lavoro», dice il vice direttore generale di Confesercenti, Mauro Bussoni, «il provvedimento allo studio del governo è fuori dal mondo e favorisce solo la grande distribuzione, senza dare benefici ai cittadini». Critiche alle parole di Monti anche da parte di Roberto Polidori, presidente di Confcommercio Roma. «Non è valido l'assioma secondo il quale più si sta aperti e più si vende e più si incassa. Il volume delle vendite è determinato dal potere d'acquisto dei consumatori, che in questo momento è bassissimo». E poi c'è il capitolo acqua, tema sul quale l'Italia dei Valori sta scaldando i muscoli per dare battaglia al governo. «L'Idv è un partito liberal democratico», spiega Antonio Di Pietro, «ma siamo contrari alla privatizzazione dell'acqua e di tutti i beni comuni». Infine Confindustria, che scommette sul provvedimento: «L'Italia può farcela a patto di uscire dalla logica degli interessi di parte, puntando su semplificazione e liberalizzazioni», dice Jacopo Morelli, presidente dei Giovani di Confindustria. Il valzer è appena iniziato. di Enrico Paoli

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