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Calcio-Scandalo: la stupida avidità dei giocatori

Tempesta sul pallone. "Ma perché siete così stupidi? Come si può rischiare così tanto lo sputtanamento?" /ZAZZARONI /GLI ATTI

Andrea Tempestini
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Lo scandalo che parte da Cremona potrà risolversi in una bolla di sapone o, nella peggiore delle ipotesi - restando nello sportivo e trascurando per un attimo il penale - con squalifiche, retrocessioni e la conseguente, complicatissima ridefinizione dei prossimi campionati di A, B (c'è la variabile playoff e playout) e Lega Pro: abbiamo pertanto il dovere di attendere l'esito dell'inchiesta e, eventualmente, quello del processo. Tuttavia nessuno ci può vietare di trarre la prima conclusione, la più naturale, che è questa: la stupidità-avidità del calciatore è una fissa - e non potete immaginare quanto mi costi scriverlo nel momento in cui lo stupido o gli stupidi in questione sono tre amici, Beppe, Cris e Betta, ragazzi certamente brillanti che conosco da una quindicina d'anni, che ho visto crescere, affermarsi e anche invecchiare e con i quali ho mangiato la classica pasta e fagioli. Leggi gli atti della Procura: tutti i nomi e le accuse Ma stupido è chi stupido fa, e allora continuo a chiedermi: come si fa a pensare di non essere beccati soprattutto oggi, nella stagione delle intercettazioni, dei controlli ambientali?, com'è possibile rischiare continuamente lo sputtanamento per denaro - quando se ne ha a sufficienza -, gioco, superficialità, vizio o malattia? E, tornando indietro di qualche giorno, potrei aggiungere: come si possono firmare 45 liberatorie false soltanto per evitare di pagare 3.000 euro di multe, che è il prezzo di un'ora della tua giornata di campione?   Millenovecentottanta, 1986, 2004 e, da ieri, un'altra puntata del film-tragicommedia “I nuovi ricchi scemi”: negli ultimi trent'anni ho visto troppi atleti talentuosi e pieni di soldi e prospettive fermati per uso di cocaina (la sniffo la domenica sera così non ne restano tracce, già), doping, partite vendute e naturalmente puntate illecite. Alcuni hanno saputo dimostrare la loro estraneità ai fatti (in particolare sette anni fa), altri no e comunque in tanti ci hanno riprovato, continuando a giocarsi la faccia, prim'ancora dei soldi. La vera droga pesante non è il calcio ma il denaro facile (e tanto), il denarone che dopa i cervelli e disturba le coscienze. Quando fai parte di un mondo che ne distribuisce in abbondanza e in modo indiscriminato, impari soprattutto ad apprezzarne i vantaggi, i privilegi, le storpiature, ti abitui ai ritmi alti trascurando colpevolmente i rischi, i vuoti, gli imprevisti; tratti i milioni come fossero bruscolini, i cento euro dell'operaio diventano così i tuoi centomila e, se non hai buonsenso, validi sostegni e cultura, perdi il senso della misura. E torni a giocare sul (e col) gioco. Sugli altri e, senza accorgertene, contro te stesso. Le scommesse rese legali hanno certamente moltiplicato le occasioni e le seduzioni per gli scommettitori seriali, la crisi economica di numerose società delle categorie inferiori (stipendi bassi o non pagati, disoccupazione e altro) abbinata alla riduzione del numero degli spettatori negli stadi (e quindi minore attenzione diretta) hanno indotto qualcuno a investire in particolare sui campionati “al buio”. Il banco è saltato quando la stupidità ha avuto nuovamente il sopravvento sull'organizzazione: l'ho sempre detto che i tranquillanti nuocciono alla salute.  Ovviamente mi auguro che i tre che conosco e ai quali vogliono bene ne escano puliti. A quanto danno la loro, di salvezza? di Ivan Zazzaroni

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