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Milano, sinistra spaccata su tutto: verde, fumo e Gaza, un caso clamoroso

di Giorgia Petanimartedì 19 maggio 2026
Milano, sinistra spaccata su tutto: verde, fumo e Gaza, un caso clamoroso

5' di lettura

È assente l’assessora al Verde del Comune di Milano, Elena Grandi. Ma nonostante la sua mancanza in aula, il grande protagonista del dibattito resta ancora una volta lo sfalcio ridotto. La misura, diventata definitiva da alcuni mesi, continua infatti ad alimentare polemiche e divisioni (anche all’interno della maggioranza). Il capogruppo della Lega, Alessandro Verri, è arrivato in Consiglio comunale con un decespugliatore, un modo per provocare il centrosinistra già provata dalla discussione di venerdì scorso sul gemellaggio con Tel Aviv. Per l’esponente del Carroccio non si fa altro che parlare della città israeliana e non dei veri problemi della città, come appunto quello dell’erba alta che sta facendo penare anche molti amici a quattro zampe a causa dei fastidiosi forasacchi. «Ci occupiamo da mesi di politica internazionale, la maggioranza che è ai titoli di coda pensa di essere all’Onu - ha spiegato Verri brandendo il tosaerba -. Il vertice di maggioranza dello scorso venerdì ha riproposto di nuovo il tema del gemellaggio, senza pensare ai problemi di Milano, e poi la prima cosa che ha detto la capogruppo del Pd uscendo dalla riunione è stato che a Milano c’è l’erba alta».

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A questo punto «daremo una mano noi a tagliare l’erba in città. A Milano sono tanti i problemi - ha concluso l’esponente della Lega -, dalla sicurezza, agli asili nido, ma voi pensate di stare all’Onu». L’idea portata avanti da Grandi - quella di rendere la città più green e attenta alla biodiversità - non convince neppure una parte della maggioranza. Nel corso del vertice di venerdì scorso durato circa tre ore infatti non sono mancate le critiche. In particolare, la capogruppo del Pd, Beatrice Uguccioni, avrebbe sottolineato la necessità di distinguere in modo più chiaro le aree coinvolte dal progetto da quelle escluse dallo sfalcio ridotto. Tra i problemi più segnalati c’è infatti la percezione di abbandono che interessa diverse zone della città. In molti quartieri, secondo residenti e consiglieri, non sarebbe possibile cogliere la differenza tra le aree lasciate volutamente a verde spontaneo e quelle semplicemente trascurate. Dalle file della maggioranza emergono inoltre dubbi sulla gestione della manutenzione. Le aree a sfalcio ridotto dovrebbero comunque essere monitorate e mantenute in ordine, così da evitare degrado e malcontento tra i residenti. Gli interventi andrebbero eseguiti con puntualità, per esempio, nelle aree cani o nei giardini pubblici più frequentati. «C’è una gestione del verde disastrosa», spiega il consigliere di Fdi, Francesco Rocca, per cui la colpa «è della sinistra milanese che ha permesso tutto questo, giustificando il mancato taglio dell’erba con scuse ideologiche a tutela di un dubbio ecosistema e microclima da tutelare (blatte, rifiuti, ratti, zanzare)», ha sottolineato l’esponente di Fdi che ha ricordato come nel corso di questi anni a mancare siano state anche le piantumazioni degli alberi, «come in viale Corsica... È solo lo 0,19% il nuovo verde realizzato a Milano dalla sinistra eco-socialista; piazze trasformate in isole di calore soprattutto in centro: largo Augusto, piazza San Babila, piazza Cordusio; pergole in mezzo a piazze tattiche inaugurate in pompa magna dal Sindaco di Milano». Rocca ha inoltre ricordato come la Commissione che dovrebbe occuparsi del tema è priva di Presidente da circa un anno.

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Ma la maggioranza si è divisa anche su un altro tema green: il fumo. La votazione dell’Ordine del Giorno della Consigliera Marzia Pontone (LaCivica): “Milano città senza fumo-Promozione di spazi urbani liberi da nicotina e rafforzamento delle politiche dl prevenzione del fumo” ha diviso ancora una volta la coalizione di Palazzo Marino. L’aula ha infatti bocciato la proposta contenuta nell’ordine che proponeva di «introdurre un divieto assoluto di fumo nelle aree già individuate dall’attuale limite di 10 metri, così da assicurare spazi completamente liberi dal fumo». Un inasprimento quindi del divieto di fumo nelle aree pubbliche che è già stato introdotto nel gennaio del 2025 ma che è stato bocciato dall’aula, con il centrosinistra che si è diviso tra chi si è astenuto, chi ha bocciato la proposta, come i Riformisti, e chi ha dato parere positivo. L’odg è comunque stato approvato dall'aula nella sua totalità, visto che è stato votato per punti separati, e prevede diverse misure, come ad esempio l’intensificazione dei controlli e delle attività sanzionatorie della normativa vigente, promuovere e ampliare gli spazi urbani liberi dal fumo e dalla nicotina, con attenzione alle aree frequentate da minori, agli spazi pubblici ad alta densità di persone e ai luoghi di interesse sanitario, culturale e sportivo. Inoltre il documento invita sindaco e giunta a istituire un sistema annuale di monitoraggio delle politiche smoke free, a prevedere cestini innovativi anche per sigarette elettroniche, perla raccolta e il trattamento ecologico dei mozziconi. «Dopo il vertice di maggioranza con il sindaco tutto da rifare. Milano nello stagno.

Anzi nel pantano. Una maggioranza in fumo», ha tuonato il capogruppo di Fdi, Riccardo Truppo. «Un consiglio comunale che aveva da trattare la proposta per il divieto assoluto sul fumo - con tanti problemi che ci sono - che non raggiunge nemmeno la sua approvazione e un tema come quello sulla rescissione del gemellaggio su Tel Aviv che si sperava archiviato dopo il voto "sulla pace nel mondo" della scorsa settimana e che invece è più vivo che mai e torna a dividere la sinistra». Contro il divieto, con tutta l’opposizione hanno votato oltre i Riformisti, la presidente dell’Aula Elena Buscemi (Pd), la consigliera Dem Elisabetta Nigris e il consigliere del Gruppo Misto, Enrico Fedrighini. Tra e fila del centrosinistra anche i 7 astenuti. Un altro punto su cui la maggioranza non è riuscita a trovare una quadra è il gemellaggio con Tel Aviv. Nei giorni scorsi il consigliere di Azione, Daniele Nahum aveva affermato che avrebbe lasciato la maggioranza nel caso in cui fosse passato il documento presentato dai Verdi. Ieri in Consiglio si è riacceso il dibattito sul tema con tanto di grida rivolte da alcuni attivisti seduti tra il pubblico al consigliere Nahum. «Vergogna, fascisti, sionisti». Nahum aveva appena detto di vedere «un paradosso - nelle condizioni dell’odg votato a ottobre -, è come se noi avessimo votato un odg che se il Milan a malapena avesse vinto lo scudetto, lo avremmo invitato in Aula. Fatto che non si è verificato». L’odg, votato poi in serata, è stato bocciato. «Vittoria. Una bellissima notizia, ha vinto la linea della ragionevolezza e del dialogo», ha detto soddisfatto Nahum. «Ora voltiamo pagina e mettiamoci subito al lavoro per un’iniziativa concreta che parli di vera pace, insieme ai rappresentanti istituzionali di Tel Aviv e di Betlemme».