La sfida al blocco navale israeliano della Global Sumud Flotilla, edizione primavera/estate 2026, finisce appena poche ore dopo la partenza. Ben 27 imbarcazioni della Flotilla sono state intercettate dalla marina israeliana. E 12 attivisti italiani imbarcati, dei 400 che avevano preso il mare, sono stati arrestati per il tentato superamento del blocco navale. Immediato l’intervento del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che assicura: «Abbiamo parlato con l’ambasciata di Tel Aviv, con il nostro Consolato, con l’ambasciata d’Italia a Cipro, abbiamo già mandato i nostri messaggi e abbiamo chiesto che vengano tutelati i nostri concittadini e liberati il prima possibile, così come accaduto anche qualche settimana fa. Noi chiediamo che vengano immediatamente rilasciati». In serata la segretaria del Pd, Elly Schlein, si appella «al governo italiano e l’Unione europea» per «fare ogni pressione per liberare immediatamente questi attivisti umanitari» perché non «ne arrivano abbastanza».
Le altre imbarcazioni non fermate hanno preso la rotta verso le acque egiziane «per riorganizzarsi» e tentare un nuovo assalto a Gaza. «Siamo in acque internazionali, abbiamo lasciato la Turchia, siamo al largo di Cipro in direzione Egitto. Qui intorno ci sono le navi della marina israeliana che stanno cercando di braccarci», rilancia il deputato Dario Carotenuto del M5s, salito su una delle imbarcazioni e raggiunto dalla trasmissione di Rai Radio1 “Un giorno da pecora”. Secondo l’esponente grillino «praticamente è un atto di guerra». Tra gli attivisti fermati c’è anche Margaret Connolly, sorella della presidente irlandese Catherine Connolly, ieri in visita nel Regno Unito. «È una situazione davvero sconvolgente, e sono molto preoccupata per lei, e sono anche molto preoccupata per i suoi colleghi a bordo». Particolare inedito è il supporto di Hamas alla Flotilla. L’organizzazione terroristica che controlla la Striscia di Gaza si sarebbe presa la briga di condannare con una nota l’attacco di Israele, definito dai miliziani di Gaza come un «vero e proprio crimine di pirateria». Il gruppo militante ha invitato la comunità internazionale a fare pressione su Israele affinché ponga fine al blocco di Gaza.
Appelli di Hamas a parte, già ieri il ministero degli Esteri di Israele aveva lanciato un monito a «tutti i partecipanti per evitare questa provocazione» ripetendo l’invito «a cambiare rotta e a tornare immediatamente indietro». Gerusalemme ha classificato il tentativo come «una provocazione fine a se stessa: un’altra cosiddetta “flotilla di aiuti umanitari” senza alcun aiuto umanitario», denuncia il ministero israeliano. Secondo quanto ricostruito dall’intelligence israeliano «questa volta sono stato imbarcati due violenti gruppi turchi». Vale a dire Mavi Marmara e Ihh già identificata come «organizzazione terroristica». «Lo scopo di questa provocazione è quello di favorire Hamas, distogliere l’attenzione dal rifiuto di Hamas di disarmarsi e ostacolare i progressi del piano di pace del presidente Trump», continua la nota diffusa su X. Quanto agli aiuti umanitari il governo israeliano assicura che sulle barche non sono state trovate derrate e che «la Striscia di Gaza è inondata di aiuti. Da ottobre 2025 oltre 1,58 milioni di tonnellate di aiuti umanitari e migliaia di tonnellate di forniture mediche sono entrate a Gaza». Al contrario dei timori della segretaria Dem.
Ankara ha rilanciato l’accusa di pirateria adottata dagli attivisti di Hamas. «Gli attacchi e le politiche intimidatorie di Israele non impediranno in alcun modo alla comunità internazionale di perseguire la giustizia o di esprimere la propria solidarietà al popolo palestinese», ha affermato il ministero degli Esteri turco. Assicurando che Ankara sta lavorando per garantire il ritorno dei propri cittadini. Sulla stessa lunghezza d’onda la Spagna che ha «trasmesso la formale protesta» per l’azione israeliana. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che seguiva l’operazione dal quartier generale militare di Tel Aviv, ha elogiato i soldati per aver «sventato un piano malvagio volto a rompere l’isolamento che stiamo imponendo ai terroristi di Hamas a Gaza». A differenza dei precedenti interventi questa volta le truppe speciali della Marina (Shayetet 13 abbreviata in S’13) si sono mosse in pieno giorno. Tra le organizzazioni internazionali turche coinvolte nella promozione di questa ennesima flotilla c’è anche quest’anno la turca Insani Yardim Vakfi (Ihh), che in passato è stata indagata per terrorismo internazionale. La vicinanza all’organizzazione islamica “Union of Good”, con base in Arabia Saudita e affiliata ai Fratelli musulmani (nel 2008 inserita dagli Stati Uniti nella propria black list con l’executive order 13224), che dal 2004 viene tacciata di essere legata ad Hamas.




