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Ordine pubblico

Filippo Facci: ripuliamo la polizia dalla sindrome da Diaz

6 Maggio 2015

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Filippo Facci

Filippo Facci visto da Vasinca

Ne abbiamo discusso per giorni, ora potremmo anche azzardare una sintesi circa la situazione dei nostri Reparti mobili, quelli che chiamiamo ancora «celerini» (sino al 1980 si chiamavano Reparti celeri) tanto che il primo errore sta proprio qui, credere che siano un corpo unico ed egualmente preparato. Non è così. Ci sono appunto i Reparti mobili che fanno capo alla Polizia, ma poi ci sono i Battaglioni dei Carabinieri (Cio) mentre venerdì a Milano, per esempio, in prima linea c' erano i cosiddetti baschi verdi della Guardia di Finanza, corpo che in genere viene associato a qualcosa che tanti italiani temono più dei Black bloc.

Da qui la prima domanda: i vari corpi sono addestrati tutti nello stesso modo? La risposta è no, e non è un particolare da poco. Esistono scuole d' eccellenza - quella della Polizia a Nettuno - ma anche regole un po' inafferrabili: per gli agenti, per esempio, non sono previsti limiti di età o test psicofisici che assicurino l' idoneità; questo anche per gente che, a Milano, si è ritrovata a dover correre in mezzo ai lacrimogeni con la maschera in faccia e il peso dell' attrezzatura addosso. E non per tutti. Da qui la seconda domanda: esiste una graduatoria che faccia intervenire alcuni prima di altri? Risposta: no, non c' è, tanto che a Milano c'era appunto la Finanza in avanscoperta e i Reparti mobili nelle retrovie o a far la guardia in varie zone nevralgiche. La terza domanda riguarda il buon coordinamento tra i diversi corpi d' intervento: c' è, è assicurato? Non azzardiamo una risposta: ma sappiate, per dire, che ciascun corpo comunica su canali radio diversi. Ovviamente la gestione ordinaria dell' ordine pubblico resta nelle mani della Polizia di Stato, ma il punto è proprio questo: essendo di Stato, è una gestione particolarmente soggetta a volubilità politiche e mediatiche.

Il singolo agente è l' ultimo anello di una catena fatta di capisquadra, vicecommissari, commissari, dirigenti, questori e - su su - sino al ministro dell' Interno che a sua volta è sensibilissimo al premier, alle sentenze della magistratura, ai sondaggi di opinione, ovviamente ai grandi fatti di cronaca (manifestazioni e incidenti compresi) e quindi alla percezione della percezione popolare. Sulla base di quest' ultima - ripetiamo: una percezione della percezione - in Italia persiste una notoria «sindrome da Diaz» che negli ultimi 15 anni, forse, ha evitato tanti scontri tra polizia e dimostranti, sì, ma di fatto ha istituzionalizzato un' insopportabile tolleranza di Stato nei confronti di gente che viola la legge. La regola generale è circoscrivere, contenere, arginare, limitare i danni: non attaccare bensì resistere a veri e propri attacchi, tanto che le cariche ormai fanno notizia. Se i violenti sono giovani e agili come i Black bloc di Milano, per dire, la procedura diventa un pachidermico inseguimento per controllare quali danni i bastardi hanno fatto nel frattempo. Da una parte i poliziotti protetti come palombari - comprensibilmente - e dall' altra gli altri coi loro bastoni e fumogeni e razzi.

Praticamente si decide, da subito, di delegare la repressione di gravi reati a delle successive indagini della magistratura, sperando che poi abbondino i video a disposizione. Nell' attesa, in questo Paese, a Milano come altrove: 1) c' è della gente armata di mazze che indossa maschere e caschi, violando la legge: non si interviene, li si lascia sfilare; 2) c' è della gente che manifesta e però devia da un percorso concordato, magari cercando di violare spazi espressamente vietati, violando la legge: non si interviene, ci si limita a fare barriera fisica; 3) c' è della gente che perciò tira roba o sputi ai poliziotti, li irride, gli spruzza acqua o altro in faccia, violando la legge: non si interviene, si resta immobili come pietre; 4) c' è della gente, in altre parole, che poi alza l' asticella e allora distrugge e incendia davanti a un ordine pubblico che rinuncia a tutelare i cittadini mentre ciò accade davanti ai loro occhi, e sceglie di posticipare ogni valutazione. Questa è mera discrezionalità dell' azione penale, ed è contro la Costituzione. Questo è, soprattutto, l' esito della perfetta mancanza di una politica dell' ordine pubblico in Italia, qualcosa che preferisce farci puerilmente scannare dividendoci tra sbirri e complici.

di Filippo Facci

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