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Il triste declino di Walter il trombato: da leader a presentatore

L'ex star del Pd, ora in ombra, conduce gli incontri della Versiliana e fa da spalla alle star del cinema che un tempo facevano a gara per compiacerlo

Giulio Bucchi
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    di Francesco Borgonovo Certo, meglio così che in esilio nell'Africa nera, dove aveva promesso di recarsi (senza mai mantenere la parola) in caso di sconfitta politica. Detto questo, li avete presenti, voi, i fasti di Walter Veltroni? Vi ricordate quant'era celebrato, come si prostravano ai suoi piedi artisti, registi, scrittori, politicanti in carriera, soubrettine e attricette, varie ed avariate democratiche? Si pensava - e lo dipingevano - così grande da rivoluzionare la storia della sinistra italiana, si era perfino appropriato, con ben scarsa modestia, dello slogan di Barack Obama («Si può fare», come in Frankenstein Junior).  E adesso ce lo ritroviamo qua, sul palchettino del Caffé della Versiliana di Pietrasanta, ridotto a fare il presentatore. Intendiamoci: la kermesse toscana è di grande prestigio, per anni e anni l'ha condotta una istituzione come Romano Battaglia, recentemente scomparso. Ma, in altri tempi, non sarebbe stata roba per Veltroni.   Tanto per  offrirvi un paragone che renda l'idea della sua parabola: fa la stessa cosa che faccio io. Non lo racconto per regalarmi un po' di pubblicità, ma per stabilire le proporzioni. Anche io presento una serie di incontri in un salotto toscano, per la precisione nella splendida cittadina di Bolgheri. Anche la mia kermesse va in onda sulle reti locali, proprio come la sua.  E per quanto io sia contentissimo di condurre Bolgheri Melody racconta (così si chiama la manifestazione), non ho mai fatto il segretario di un grande partito nazionale. Non sono stato sindaco della Capitale. Non ho avuto uno stuolo di intellettuali in ginocchio al mio cospetto. Io faccio il presentatore perché fa parte del mio mestiere; Veltroni lo fa perché non ha altre occupazioni se non quella di scrivere libri.  Anche in quel campo, a dirla tutta,  la fortuna non gli sorride più come in passato. Quando Walter era Walter, i suoi tomi venivano accolti con squilli di tromba. L'opera d'esordio La scoperta dell'alba fu paragonato da Dacia Maraini a Pirandello e  Conrad. La celebre scrittrice, nel magnificare le doti del Veltroni narratore spiegò che egli si concedeva persino qualche «zoom elegante alla Tarkovskij (penso al bellissimo Solaris)». Il noto giallista Giancarlo De Cataldo scomodava  García Márquez e vaneggiava di una «fulminante conclusione alla Borges». Da quel volume fu tratto anche un film della regista Susanna Nicchiarelli, allieva di Nanni Moretti, finanziato dallo Stato con 550 mila euro.   Il micidiale Noi, altro romanzo, si guadagnò la copertina del Venerdì di Repubblica, fu addirittura candidato al premio Strega. Col  successivo L'inizio del buio (il titolo diceva tutto) cominciò la decadenza: giusto qualche paginata su Corriere e Repubblica.  A fine agosto uscirà da Rizzoli una nuova fatica, intitolata L'isola delle rose. Ambientato a Rimini negli anni Sessanta, il romanzo racconta la vicenda della «piattaforma di 400 metri quadrati che, il 1° maggio 1968, si proclamò indipendente con il nome di Isola delle Rose: anzi, Insulo de la Rozoj, visto che la lingua ufficiale della micronazione era l'esperanto». Dalla presentazione apprendiamo che ritrarrà «il sogno di libertà di quattro amici riminesi, un po' vitelloni e un po' visionari». Non vediamo l'ora di sfogliarlo, ma non possiamo fare a meno di segnalare che, stavolta, l'aspettativa non è ai massimi livelli. Al tramonto politico segue quello mondano-letterario. E lo si nota proprio dal nuovo impiego di Walter come presentatore. Un tempo, era lui a salire sul palco della Versiliana come ospite per dispensare perle di saggezza.   Il suo ciclo di interviste La magnifica Illusione. Storie nel Cinema si è aperto il 4 luglio con Pierfrancesco Favino e si chiuderà  sabato con  Stefania Sandrelli. Quest'ultima, assieme a Carlo Verdone (anche lui transitato dalla Versiliana) fu tra i primi sostenitori di Veltroni aspirante premier nel 2008. In quei giorni erano loro, i cinefili, a cercare la sua approvazione, a fare a gara per schierarsi dalla sua parte, supportare la sua corsa e magari ottenere in cambio l'ambìto ruolo di artista di corte. Ora finisce così, con l'ex sindaco ed ex candidato col microfonino e la brocca dell'acqua a far da spalla alle stesse star che l'omaggiavano. Un giusto contrappasso, se volete.  Walter, che sognava Kennedy e gli Usa, oggi si deve accontentare di La California, dove si esce dall'autostrada per andare al mare in Toscana.      

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