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Il teatro fantasma di Abbadoci è costato 10 milioni di euro

Il progetto del 'Verdi' di Ferrara risale al 1992. Un progetto monumentale affidato al genero di Abbado, architetto Traldi

Matteo Legnani
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Un teatro caldeggiato dal neosenatore a vita e direttore d'orchestra Claudio Abbado, un incarico conferito al parente Alessandro Traldi, oltre 10 milioni di euro di soldi pubblici investiti e un pugno di mosche in mano. È il triste epilogo del “Verdi” di Ferrara, tempio abortito della musica nato da un progetto culturale di Abbado e ancora al palo dopo quasi quindici anni. Galeotto fu, nel 1992, «Il viaggio a Reims» che Ferrara salvò dal forfait del «Theatre des Champs Elysees» di Parigi. Il direttore trovò nella città estense una sede in extremis per celebrare l'opera del bicentenario rossiniano. In quegli anni divampavano le polemiche per quell'antico teatro lasciato al degrado e all'abbandono. Poi vennero le «nozze di Figaro» e il «Barbiere di Siviglia». E il sogno cullava. La rinascita di quell'opera - di due secoli di vita - racchiudeva in sé ambizione politica e artistica. Un progetto monumentale da 20 miliardi delle vecchie lire. Così il Comune di Ferrara acquisì nel 1998 il teatro per farne un palcoscenico per lirica, prosa e balletti. Per l'incarico non si andò lontano. Il progetto fu affidato al genero di Abbado, architetto Traldi. Il sindaco era Roberto Soffritti, che sui «progetti per l'amata Ferrara» - così li chiamava Abbado - era in sintonia con il maestro. Entrambi inseguivano il sogno di una città della musica.  Comunista della prima ora, candidato alle politiche di quest'anno con Ingroia, già parlamentare in quota Pdci, Soffritti, prima di congedarsi dalla poltrona di sindaco, volle mettere la sua firma sulla monumentale opera. Così dal portafoglio pubblico attinse un miliardo delle vecchie lire, in attesa degli stanziamenti governativi necessari per colmare i 20 miliardi di lire, stimati, di investimento. Ministro ai beni culturali era Veltroni, che non si dimostrò certo ostile al progetto. Il vero braccio di ferro fu con la soprintendenza, che di veti ne oppose parecchi. Negli anni l'ambizione iniziale fu ridimensionata. Il progetto si assottigliò e la lirica venne abbandonata. Il palco venne limitato a prosa e balletti. Oggi, passati oltre 15 anni, al “Verdi” va in scena la grande incompiuta. Spesi circa 10 milioni, le risorse sono finite. E il cantiere è al palo da ormai 5 anni. Il Comune ha dovuto stanziare quasi 100mila euro per la messa in sicurezza, altri 12 mila sono arrivati da donazioni spontanee.  Dal 4 al 6 ottobre gli organizzatori del festival della rivista “Internazionale” sono riusciti a ottenere l'apertura ai visitatori dell'auditorium mancato. Ma serviranno i caschetti per entrare. Pezzi di una storia interrotta che ha dato non poche grane anche ai residenti. Alla troupe di Striscia la Notizia - che nel maggio 2010 fece la sua comparsa in cantiere - gli abitanti della zona segnalarono crepe nei muri delle proprie case e rischi «per la tenuta statica degli immobili». Mentre  tra Comune e società di costruzione il divorziò si è già consumato in tribunale.

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