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Giornalista campana

Giuliana Covella, inchieste e libri per dare voce ai più deboli

9 Novembre 2018

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Giuliana Covella, inchieste e libri per dare voce ai più deboli

Sono passati, oramai, due secoli dall'apparizione nella cultura popolare del personaggio di Victor Frankenstein. Era infatti, il 1818 quando veniva pubblicato il romanzo di Mary Shelley: "Frankenstein o il moderno Prometeo". In esso si narrava la storia di uno scienziato, di Ginevra, che riporta alla vita, materia morta. Da allora, quello che inizialmente era un racconto dell'orrore, diviene una suggestione per chi nel corso dei secoli ha provato seguendo varie strade, dalla scienza alla cinematografia, di realizzare ciò che in esso veniva raccontato. L'ambizioso proposito di tanti resta tutt'oggi, almeno in campo scientifico, impossibile o quantomeno improbabile; anche se, una società biotech americana dal 2016 ha ricevuto l'approvazione dal governo Usa, per degli esperimenti.
C'è chi però grazie al potere della scrittura, è riuscito a riportare in vita e spesso a dar più adeguata giustizia, a persone vittime di ogni genere.

Giuliana Covella, giornalista e scrittrice campana, che tra i tanti collabora con Rai; Gente; Io Donna; Il Mattino, attraverso i suoi libri, infatti, è riuscita nell'intento. Dal 2010 al 2014 ben quattro libri pubblicati che ripercorrono la vita e le storie, di individui: donne; ragazzi; bambine, uccisi da un'arma; dall'ignoranza; o peggio ancora, dall'omertà di chi li circondava e riportati in vita dai suoi scritti. “Otto centimetri di morte – la fine del sogno di Luigi Sica”; “L’Uomo nero ha gli occhi azzurri – La storia di Nunzia e Barbara”; “Fiore…come me – Storie di dieci vite spezzate” e “Rapido 904 – La strage dimenticata”, non si tratta di semplici inchieste nazionali e più che romanzi, sono i nuovi corpi di quelle vittime che così trovando il modo di farsi ascoltare ed in alcuni casi di gridare giustizia, tornano in vita. Le sue opere hanno sempre alzato gran polveroni che paradossalmente hanno reso più nitida la visuale di chi avrebbe dovuto già vedere bene. Come nel caso del libro sul massacro di Ponticelli, vittime due bambine, colpevoli tre ragazzi a carico dei quali pendeva un'unica prova ovvero la testimonianza accusatoria di "altri"; caso riaperto nel 2012 da un gruppo di avvocati di Firenze che ne hanno chiesto la revisione (a cui è stato allegato il testo come prova documentale). Altra testimonianza ne è l'ultimo, sulla strage del Rapido 94 che le costa una richiesta di risarcimento danni di 100mila euro dall'ex boss della camorra Giuseppe Misso; la sentenza definitiva ci sarà a luglio 2019.
La giornalista campana però, non brama il potere del più celebre dottor Frankenstein e più che dar vita ai morti, la vita vorrebbe darla a quelle che poi vengono definite morti annunciate, che purtroppo presto o tardi riempiono la cronaca nera dei nostri giornali. Innumerevoli oramai, sono infatti, le vittime di femminicidio perpetrate non solo tra le mura domestiche, ma a macchia d'olio su tutto il terreno calpestabile. Per questa ragione nel 2013 in collaborazione con la Fondazione Polis di Paolo Siani e l'introduzione del Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, pubblica “Fiore…come me – Storie di dieci vite spezzate”, premiato l'anno successivo col Premio Nazionale Paolo Borsellino per il giornalismo d’impegno civile. Da esso partono una serie di iniziative atte a sensibilizzare tutti senza esclusione alcuna, sulla piaga del femminicidio e se spesso risulta difficile cambiare una mentalità radicata nel tempo è più che mai essenziale agire sulle giovani menti. Attivissima infatti nelle scuole, per l'educazione ai sentimenti e sul tema della violenza assistita che spesso subiscono i figli delle vittime di violenza domestica; argomento che la Covella ha trattato anche al convegno nazionale di pediatri tenutosi a Treviso, lo scorso ottobre. Già in cantiere un quinto libro di attualità, che avrà la sua funzione sociale e che presto verrà pubblicato e se per il dottor. Frankenstein l’invenzione non è mai una creazione dal nulla, bensì dal caos, allora è mettendo ordine allo stesso caos che nascono le opere della cronista napoletana.

di Mirko Mazzola

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