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Corte d'Appello: "Berlusconi non ha pagato il Fisco e la sua frode è ancor più grave perché è un uomo politico"

Silvio Berlusconi

I giudici di Milano hanno reso noti i motivi dei due anni di interdizione per il leader del Pdl

Nicoletta Orlandi Posti
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Non c'è "prova alcuna" che Silvio Berlusconi abbia estinto il suo "debito tributario" per il caso Mediaset, ma soprattutta ci fu "una particolare intensità del dolo dell'imputato". Queste le principali motivazioni della sentenza della Corte d'Appello di Milano con cui l'ex premier è stato condannato a 2 anni di interdizione dai pubblici uffici. Secondo i giudici, infatti si è limitato a formulare "una mera 'proposta di adesione' alla conciliazione extra giudiziale".  Secondo i giudici, presieduti da Arturo Soprano,  la frode fiscale realizzata da Silvio Berlusconi nell'ambito della vicenda Mediaset è aggravata dal suo ruolo di uomo politico. "Berlusconi è stato l'ideatore" della frode e "a ciò si deve anche aggiungere che il ruolo pubblicamente assunto dall'imputato, non più e non solo come uno dei principali imprenditori incidenti sull'economia italiana, ma anzi e soprattutto come uomo politico, aggrava la valutazione della sua condotta". "Alla luce di tali considerazioni - proseguono i giudici - si ritiene che anche la durata della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici debba essere commisurata alla oggettiva gravità dei fatti contestati e quindi non possa attestarsi sul minimo della pena".  "Sotto il profilo soggettivo", si legge nella sentenza, "va valutato che gli accertamenti contenuti nella sentenza della Corte d'Appello, divenuta definitiva ad eccezione del capo qui esaminato, dimostrano la particolare intensita' del dolo dell'imputato nella commissione del reato contestato e perseveranza in esso". Berlusconi, continuano "è stato l'ideatore ed organizzatore negli anni Ottanta della galassia di societa' estere, alcune delle quali occulte, collettrici di fondi neri e - per quanto qui interessa - apparenti intermediarie nell'acquisto dei diritti televisivi; lo stesso Berlusconi ha continuato ad avvantaggiarsi del medesimo meccanismo anche dopo la quotazione in Borsa di Mediaset nel 1994, pur essendo state parzialmente modificate le società intermediarie, in particolare con la già citata costituzione di Ims, avvalendosi sempre della collaborazione dei medesimi soggetti a lui molto vicini: Lorenzano e Bernasconi, quest'ultimo finchè in vita: tant'è vero che in quel periodo Berlusconi aveva continuato a partecipare alle riunioni "per decidere le strategie del gruppo". 

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