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Vittorio Feltri su Roberto Formigoni: "Perché tutti dovrebbero difenderlo, Mattarella gli conceda la grazia"

Davide Locano
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"Il perché della mia vicinanza a Roberto Formigoni lo confesso volentieri a Tempi. Mi sento a casa qui su queste vostre pagine. Se non fosse un po' irrispettoso verso chi lo è stato, e in qualche modo lo è per davvero, direi che a scrivere su questo mensile mi sento in cella, compagno di detenzione dell'ex presidente della Regione Lombardia". Esordisce così Vittorio Feltri in un commento pubblicato sul numero di settembre di Tempi (qui la versione integrale). Un fondo in cui spiega le ragioni per le quali, come da titolo, "tutti dovrebbero difendere Formigoni". In premessa, però, un ringraziamento al direttore Boffi, perché, riprende Feltri, "è stato il tramite attraverso cui è stato possibile per tanti inviare il proprio saluto a Formigoni, consentendo a lui di far sapere che reggeva il colpo, accettava la sua condizione, e ne traeva ragione per una maturazione della sua fede". Dunque, il direttore di Libero, espone le tre ragioni per le quali ritiene necessario il sostegno all'ex governatore della Lombardia. Leggi anche: Vittorio Feltri sulla condanna a Formigoni: "Giustizia vergognosa" La prima: "È esattamente l'uomo che ho conosciuto". Il direttore sottolinea come "nelle occasioni in cui l'ho incontrato lungo trent'anni ogni volta si è confermata in me la prima intuizione: cioè la schiettezza e la lealtà della sua persona". La seconda ragione, ovvero il fatto "che si sia dedicato al bene dei lombardi e non a far la bella vita, arricchendosi, è constatabile da qualsiasi osservatore. Ha trasformato una macchina arrugginita e costosa in un gioiello studiato in tutto il mondo", rimarca Feltri, che ricorda l'efficienza del sistema sanitario lombardo, "una rete per la salute che consente anche al povero cristo di accedere alle migliori strutture". Terza e ultima ragione, "la sentenza. Corrotto e corrotto in massimo grado Roberto Formigoni? Per di più nel settore di massimo vanto di questo suo governo quasi ventennale?", s'interroga Feltri. Tesi che ovviamente non condivide, anzi confuta, ricordando come l'avvocato Franco Coppi, riferendosi al caso, abbia parlato di "un luminoso esempio di mancanza di prove". Secondo il direttore, "che tutto sia stato maneggiato con volontà ideologica vendicativa è dimostrato dalla cattiveria esibita ostinatamente persino dopo la condanna". Infine, Vittorio Feltri ricorda che per queste ragioni "ho appreso e propagandato con Libero la sottoscrizione a suo favore voluta da alcuni amici. Per questo intendo sostenere la richiesta al capo dello Stato, che so sensibile al tema, perché dia la grazia a Formigoni", conclude il direttore, che sottolinea come "questa grazia avrà il merito di raddrizzare un torto".

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