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Chef Rubio insulta Salvini e Meloni? "Unico nemico di te stesso, rimetti il grembiule e torna in cucina"

11 Ottobre 2019

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Chef Rubio flop: farebbe meglio a spadellare che a occuparsi di politica

Chissà che fine hanno fatto i cuochi di una volta, quelli che - per intenderci - confezionavano manicaretti invece di stare quotidianamente in tv o lanciare invettive ogni quarto d' ora sul web. Unti e bisunti di acredine sono i post che chef Rubio pubblica di continuo sui social network. Egli si scaglia ora contro Matteo Salvini o Giorgia Meloni, ora contro l' esecutivo colpevole, a suo dire, di avere causato l' ultima strage di migranti in mare («Bambini dispersi in mezzo al mare.
E la colpa è solo dei cani che sono al governo»); ora inveisce contro i giornalisti, i quali «non sviluppano mai un' analisi della notizia: ne riportano solo degli stralci dando vita a titoli fuorvianti su cui massa e sciacalli si avventano». Non ha trascurato nemmeno di affermare la sua riguardo l' uccisione dei due giovani poliziotti a Trieste la scorsa settimana, agenti che - a giudizio del cuoco afflitto da ciclo mestruale perenne - sarebbero stati «impreparati sia fisicamente che psicologicamente», ragione per cui egli «non si sentirebbe sicuro nelle loro mani».

Per approfondire leggi anche: Chef Rubio contro Matteo Salvini

Paladino dei clandestini - «Per servire il Paese bisogna essere virtuosi, viverla come missione e non come lavoro, essere impeccabili, colti, preparati così da gestire qualsiasi imprevisto», aveva aggiunto il signor Sotuttoio, paladino dei clandestini. Insomma, l' uomo è inarginabile, ingestibile, irrefrenabile, più pesante di una carbonara fatta male. Tanto che il pubblico, il quale ne ha fatto indigestione e non ha gradito gli attacchi alle forze dell' ordine, ha deciso di boicottare il programma televisivo dello chef romano, Rubio alla ricerca del gusto perduto, in onda dal 15 settembre nel prime time del canale Nove.
Il format sta registrando un calo progressivo e costante degli ascolti: ha esordito con 373 mila spettatori e l' 1,82% di share e domenica scorsa era già calato a 242 mila e all' 1% di share.

Più che alla ricerca del gusto perduto Rubini dovrebbe andare alla ricerca del senno smarrito, ma dubitiamo che abbia chance di recuperarlo. Sarebbe stato meglio se egli avesse continuato a spadellare e divorare cibi grassi davanti alle telecamere invece di spalmare i suoi giudizi su ogni vicenda politica e non.

I cuochi predicatori, che dal pulpito si ergono a moralizzatori, convinti di essere detentori di verità che ad altri sfuggono, alla gente stanno sulle palle. Del resto, preparare bocconcini deliziosi è un gesto d' amore per eccellenza: viene fuori un pasticcio quando anziché essere animati da buoni sentimenti si è incazzati neri come Rubio, che trasuda veleno da tutti i pori.
Non è escluso che Gabriele Rubini, dopo avere toppato ai fornelli, si dia alla politica scendendo in campo.
Mercoledì, commentando la manifestazione messa in piedi dal leader della Lega per il 19 ottobre a Roma, ha twittato quella che sembra essere una minaccia: «Un giorno organizzerò tante persone anch' io, e sarà bello vedervi increduli e impauriti». Eh sì, mamma mia che paura! Temiamo tutti Gabriele nonché i luoghi comuni di cui è intriso, come quello che vuole che i politici siano tutti «capre che negano il futuro ai giovani», o quello che vuole che i clandestini scappino in massa dalle guerre e occorra accoglierli e mantenerli, ché tanto in Italia c' è posto per tutti.


«Muoiono gli operai e non fate un cazzo, muoiono i detenuti e non fate un cazzo, muoiono le guardie e non fate un cazzo, muoiono gli studenti e non fate un cazzo, muoiono le donne e non fate un cazzo. Nessuno di quelli che dovrebbero fare qualcosa fa un cazzo. E noi paghiamo», ha tuonato due giorni fa il trentaseienne.


Inoltre Rubio ritiene che nel nostro Paese «il confronto utile al popolo non esista e si vomitino solo odio e stronzate», proprio lui che definisce gli italiani «popolazione di cacasotto» ed i giornalisti «senza palle» e «giornalai». «Giorgia Meloni, so che mi leggi e rosichi perché da solo metto in difficoltà te e tutti quelli come te, mentre tu spendendo soldi nostri e miei in comunicazione annaspi», ha scritto lo chef, che è strasicuro di essere un brillante comunicatore nonché di essere invidiato e temuto per codeste prodigiose abilità. «Buongiorno a tutti i giornalisti cani, a tutti i politici sciacalli e ai conduttori televisivi privi di contenuti che sfruttano le tragedie per riempire di odio e analfabetismo funzionale le loro trasmissioni».
profeta perseguitato Gabriele Rubini discetta spesso di «sistema marcio», «porci e capre» che ci governano, e promette di «continuare a lottare per la fratellanza, l' unione e un Paese migliore». Insomma, il cuoco pretende di esortare all' amore verso il prossimo seminando acredine. Si sente una sorta di profeta perseguitato. Persino da noi di Libero. «Libero e Il Giornale che me odiano e potessero farmi scomparire dalla faccia della Terra lo farebbero, dicono la stessa cosa: "Omicidio di Stato". Chi è lo stronzo? Ah no, loro so fasci e lo possono dire», ha scritto a proposito delle critiche ricevute per il post sui poliziotti massacrati a Trieste.
Vorremmo rassicurarlo, calmarlo, se possibile. Caro Gabriele, non ti faremmo mai scomparire dalla faccia della Terra, ci fai pure ridere. Stai tranquillo, nessuno ce l' ha con te. Sei tu l' unico nemico di te stesso. Fai respiri profondi, disconnettiti. Indossa il grembiule e torna in cucina. 

di Azzurra Barbuto

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Commenti all'articolo

  • FraBru

    12 Ottobre 2019 - 10:10

    Poveraccio, a forza di stare ai fornelli, si è cotto quel poco di cervello che aveva!

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