Fuori dai denti

Toni Capuozzo, "a chi ha dato le armi Zelensky". Così ha "legittimato" la reazione russa

​C'è qualcosa di non detto nella guerra in Ucraina. Toni Capuozzo, intervenendo venerdì pomeriggio al convegno "Fermare la guerra. L'Italia protagonista per la pace in Europa" organizzato a Palazzo Wedekind (piazza Colonna, Roma) dal Centro Studi Eurasia Mediterraneo (Cesem) e dall'Associazione 'Identità europea', in collaborazione con Partitalia, va dritto al punto sul tema delle armi dispiegate in campo da Mosca e Kiev: "Purtroppo le guerre sono ormai delle fiere in cui vengono testati i prodotti. Basti vedere il caso dei droni durante questo conflitto. Bisogna che usiamo questa guerra come occasione tragica per rivedere la questione dei crimini di guerra in questo tipo di conflitti, per così dire ibridi. In Russia hanno equiparato il Battaglione Azov ai terroristi. Dall'altro lato hanno dato le armi ai civili, legittimando così i militari a sparare".

 

 


"Questa - continua lo storico inviato di guerra di Mediaset, fondatore e conduttore del programma di approfondimento Terra! su Canale 5 - dovrebbe quindi essere l'occasione per adeguare il diritto internazionale. Per ridefinire i crimini di guerra e il ruolo dei tribunali internazionali, che troppo spesso sono stati quasi delegittimati. E' un problema che ad esempio non ci si è posti in Afghanistan. Basti vedere quello che è successo in Kosovo, dove è stato bombardato di tutto e tutti sono stati assolti. E arrivato il momento di allargare le convenzioni e rivedere le funzioni del tribunale per i crimini di guerra". 

 

 

 

Capuozzo ha seguito sul campo decine di conflitti, sanguinosi, in tutto il mondo. Quello che nota in questa guerra è però "una povertà di progettualità, il conflitto sta andando avanti quasi per forza di inerzia, ci troviamo di fronte a una classe dirigente che non ha chiara una strategia per uscire da dove ci siamo infilati". "Nessuna guerra finisce come era stata concepita all'inizio e anche con questa sarà così", come già accaduto nei disastrosi precedenti di Somalia, Libia, Afganistan, Medio Oriente o Balcani. Tutti eventi che, anziché essere risolutivi, hanno prodotto un mondo peggiore.