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Ilaria Salis, l'ultima sparata socialista: Stato controllore dei social

L'arringa dell'euro-portento è partita dalla sua denuncia dei "deepfake". E lady okkupazioni ha finito invocando misure buone per l'Unione sovietica: ecco l'intelligenza naturale,,,
di Alessandro Gonzatomercoledì 21 gennaio 2026
Ilaria Salis, l'ultima sparata socialista: Stato controllore dei social

2' di lettura

Dal tu casa es mi casa, non per l'ospitalità ma perché te la occupo, all'abolizione del carcere, soluzione geniale per contrastare la delinquenza. Ora la Salis, intesa come Ilaria santa patrona delle abitazioni altrui, ha avuto un'altra pensata, e d'altronde per 16mila euro al mese più beneficio, da cui però sono esclusi i selfie con Mimmo Lucano, ci sembra il minimo. L'europarlamentare della Bonelli&Fratoianni, ditta specializzata nella scoperta di talenti, nell'aula di Strasburgo ha invocato il socialismo dei social, lo Stato che controlla le attività dei connazionali, Facebook passato al setaccio. Prego? «Chi gestisce i social», ha dichiarato in veste maculata dal pulpito (sempre meglio della tovaglia con cui aveva esordito a Bruxelles), «esercita un potere enorme e dovrebbe rispondere a criteri di responsabilità, trasparenza, valori, cosa che», ha aggiunto l'euro-portento di Avs, «manca a capitalisti senza scrupoli e morale come Elon Musk». Lei lo combatte restando iscritta a X, si capisce (o meglio noi lo capiamo, altri chissà).

Ma – tenetevi forte – è adesso che la Salis si supera, e non era facile visti gli spassosi precedenti: «Che cosa stiamo aspettando a liberarci dalla dipendenza di queste piattaforme private americane e iniziare a costruire social network pubblici?».  Parole in libertà, come quella ottenuta grazie alla candidatura in Europa e al beneficio dell'immunità parlamentare per accuse precedenti al suo mandato e che nulla avevano a che fare con l'attività politica, almeno quella che si esercita con le parole e non con le mazzate.  La Salis, chissà quanto consapevolmente, auspica il modello cinese, quello nordcoreano, il blocco dei social applicato dagli ayatollah in Iran, la soppressione della libertà d'espressione della Siria e della Birmania, le carcerazioni di Maduro, per il quale infatti ha versato lacrime via social.  Dimenticavamo le restrizioni sociali imposte dalla Russia.  Verrebbe da ridere se non ci fosse da scompisciarsi: l'ex carcerata di Budapest, la quale ha strillato alla «dittatura», alla «repressione», all'«annientamento dei diritti»; l'eroina dei centri sociali che ha gridato contro «il regime di Orbán» invoca un provvedimento che autorizzerebbe lo Stato a decidere cos'è pubblicabile o no.

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In caso di commento, condivisione o “mi piace” sgradito, ovviamente, scatterebbero sanzioni, prima di tutto la censura, chissà se l'intervento della polizia postale o della psicopolizia, dunque la repressione.  L'europarlamentare sostiene che per incastrarla, in Ungheria, gli agenti le avrebbero infilato nello zainetto un manganello, “vipera” nella lingua locale, che è il titolo del bestseller che l'intellettuale di Avs ha dato alle stampe in versione Silvio Pellico.  E se la volesse incastrare pure lo Stato italiano, imputandole un commento mai scritto (o magari scritto ma negato)? Con il governo delle «destre-destre» potrebbe succedere.

E però, fatevene una ragione, ora la Salis è diventata legge e disciplina, rossa ma comunque legge. L'arringa dell'euro-portento è partita dalla sua denuncia dei «deepfake», ossia quei manigoldi-perditempo che con l'intelligenza artificiale spogliano le donne. Ilaria ha finito invocando il socialismo sociale.  Ecco l'intelligenza naturale...

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