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L’Albanese denuncia ancora il genocidio. Ma non sa citare nemmeno le sue fonti

La paladina pro-Pal presenta l’ultimo rapporto sulle "torture" subite dai palestinesi Una giornalista le domanda dove abbia preso dati e numeri, e lei inizia a balbettare
di Caterina Spinellisabato 28 marzo 2026
L’Albanese denuncia ancora il genocidio. Ma non sa citare nemmeno le sue fonti

2' di lettura

Le fonti, quelle sconosciute. Almeno per Francesca Albanese. Stiamo parlando del suo ultimo rapporto dal titolo “Tortura e genocidio” contro il popolo palestinese. Documento da lei stilato, la relatrice speciale dell’Onu per i diritti umani nei territori palestinesi dovrebbe conoscerlo bene. E invece, sollecitata da una giornalista, Albanese si mostra in serie difficoltà. Una figuraccia andata in scena alla presentazione del rapporto presso il Consiglio delle Nazioni Unite.

Qui, incalzata da una cronista che le chiedeva di fornire le fonti a sostegno delle sue accuse contro Israele, Albanese ha risposto così: «Le informazioni che ho fornito nel rapporto sono... Uhm, ehm... Ovviamente non potevo andare a fare il conteggio dei morti io stessa, ma mi sono basata sulle informazioni fornite da... Uhm». E quindi? Quali sarebbero le fonti? Bella domanda dato che neppure chi ha redatto il dossier le conosce. E dunque meglio tirare dritto. Ed ecco che per cercare di uscire dal pantano, ha citato non meglio definiti «avvocati palestinesi e israeliani» per poi proseguire: «Questi sono decessi confermati. Voglio dire, sospetto che tra le migliaia di persone - le prime migliaia di persone scomparse o sparite, ci possano essere altri morti. Il punto- ha aggiunto - è che c’è bisogno di... proprio come ho detto, la priorità è fermare Israele».

Insomma, il solito leitmotiv. Le imprecisioni però non sono passate inosservate all’UN Watch. L’ong che monitora le prestazioni delle Nazioni Unite sulla base della propria Carta ha insistito e contestato la relatrice. Il motivo? Proprio «le evidenti omissioni, distorsioni fattuali del rapporto che risponde a uno schema di condotta che ha già suscitato la condanna delle principali democrazie di tutto il mondo». L’accusa è che Albanese abbia ridefinito «l'intento genocida e le atrocità di massa apertamente dichiarate da Hamas come crimini commessi da Israele». Ma la giurista non è nuova a scivoloni di questo tipo. Nel nome del fanatismo pro-Pal, la relatrice si era già fatta notare lo scorso settembre. All’epoca il sindaco di area Pd di Reggio Emilia, Marco Massari, in presenza di Albanese aveva osato ricordare il 7 ottobre affermando «che la fine del genocidio e la liberazione degli ostaggi sono condizioni necessarie per avviare un processo di pace». Apriti cielo: «Non bisogna giustificare i terroristi di Hamas, ma capirli e chiedersi cosa vogliono e cosa chiedono. Il sindaco si è sbagliato, ha detto una cosa che non è vera», aveva replicato Albanese. Come dimenticarsi poi il commento all’assalto della redazione de La Stampa. Assalto avvenuto per mano di alcuni manifestanti a favore della Palestina. «Condanno» l’irruzione, «è necessario che ci sia giustizia per quello che è successo alla redazione. Non bisogna commettere atti di violenza nei confronti di nessuno – aveva premesso prima di sfociare nell’estremismo - al tempo stesso che questo sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro, per riportare i fatti al centro del nuovo lavoro e, se riuscissero a permetterselo, anche un minimo di analisi e contestualizzazione». Più minaccia di così...