«Mal che vada me li vado a fare questi trent'anni...». Dodici marzo scorso, cinque mesi dopo l'attentato a Sigfrido Ranucci. Saverio Mutone, uno dei quattro accusati di aver fatto esplodere la bomba – ora è nel carcere romano di Rebibbia – viene intercettato dagli investigatori. In base a quanto emerge dall'informativa, Mutone era preoccupato (anche se la frase è ironica) per l'evoluzione dell'indagine. Su Google, tra il 6 e l'8 marzo, avrebbe digitato «Ranucci bomba» e «Ranucci indagine».
Riferendosi all'intercettazione, gli investigatori scrivono che «tale esternazione, pur inserita in un contesto dialogico allusivo, lasciava trasparire la piena consapevolezza da parte dell'indagato della gravità dei fatti cui si stava facendo riferimento e della possibile rilevanza penale delle condotte poste in essere dal gruppo criminale, evocando una prospettiva detentiva particolarmente lunga. Una simile rappresentazione soggettiva», sostengono ancora i carabinieri, «risultava difficilmente compatibile con vicende di minore gravità e appariva invece senza dubbio derivante dalla consapevolezza del coinvolgimento nei fatti per cui si procede». Altra intercettazione: «Noi stavamo da due, tre ore lì...». Nella conversazione, spiegano i carabinieri, si fa riferimento alla sera dell'attentato. Il gruppo avrebbe presidiato a lungo la zona prima di agire. Ieri Pellegrino D'Avino, altro indagato, ha rilasciato dichiarazioni spontanee ai pm e si è avvalso della facoltà di non rispondere.
«Non conosco Valter Lavitola», ha detto. «Qualche volta ho lavorato con Gomes Clesio Tavers (il camerunense factotum di Ranucci, ndr), che conosco da tempo per aver fatto sicurezza insieme nei locali e in cerimonie in Campania. Ranucci? Non so chi sia, non lo conoscevo». L'avvocato ha aggiunto: «Il mio assistito non ha fatto alcun riferimento a questo "Corrado" citato nell'ordinanza cautelare. Abbiamo fatto ricorso al Riesame, il nostro obiettivo è far cadere l'aggravante del metodo mafioso». Gli altri indagati sono Antonio Passariello e Saverio Mutone. La procura, a vario titolo, contesta loro detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno, minaccia e danneggiamento con l'aggravante del metodo mafioso.
Torniamo all'avvocato di D'Avino: «Già l'inchiesta iniziale è stata in qualche modo aggiustata, visto che il giudice per le indagini preliminari ha fatto cadere l'accusa di strage. A nostro avviso va ulteriormente ridimensionata l'accusa». "Corrado" torna in diverse intercettazioni collegate all'attentato dello scorso 16 ottobre e ancora non è chiaro se si tratti di un nome fittizio o reale. Intanto Ranucci, dopo che la piattaforma Esperia – tutto riportato su Libero – ha ricordato alcuni dettagli dell'autobiografia in cui Sigfrido scrive di rapporti con una giovane cronista di Report e di una relazione sentimentale con una sua fonte, ha avuto una reazione decisa. «Anche oggi», ha scritto su Facebook, «sono stato costretto a smentire il fango. Non ho mai avuto rapporti con stagiste».
Elisabetta Gardini, deputata di Fratelli d'Italia, l'ha infilzato: «Il conduttore descrive nei dettagli relazioni sentimentali e sessuali vissute prima con una stagista e poi con una fonte del programma. Trattandosi di un'autobiografia e non di un romanzo, la quantità di particolari offerti rende difficile credere a una licenza narrativa. Se davvero alcuni elementi non corrispondono al vero, Ranucci ha il dovere di fare chiarezza. Continuare su questa strada trasforma la toppa in un danno peggiore del buco». E ancora: «La questione di fondo attiene all'etica professionale: il giornalista ha intrattenuto rapporti intimi con persone con cui condivideva un legame di lavoro e potere? La Rai faccia luce. E dove sono finite le giornaliste e le associazioni femministe pronte a intervenire con tempestività in casi analoghi?». Ha posto la stessa domanda l'Associazione delle giornaliste italiane, rivolgendosi alle istituzioni della categoria.